Avanti Savona

#Impeachment? Stavo a scherzà…

Fermo restando l’evidente pretestuosità dell’insistenza su Savona di Salvini/Di Maio, chiaramente finalizzata a far saltare il tavolo e tornare alle urne incolpando del proprio fallimento il Presidente della Repubblica, faccio sommessamente notare che:

1. Stando alle stesse dichiarazioni dei diretti interessati, fino a poche settimane né Salvini né, tantomeno, Di Maio sapevano chi era e che tesi sostenesse Paolo Savona, uomo dell’establishment e della kasta come pochi, una carriera in Banca d’Italia con Guido Carli, attivo da sempre in Confindustria ed ex presidente del consiglio di amministrazione di banche e varie società italiane. Coerentemente con il loro proverbiale pressappochismo culturale i due non hanno, ça va sans dire, mai letto una riga dei suoi libri.

2. Paolo Savona è un economista di 82 anni che ha più volte paragonato la politica economica della Germania della Merkel al Terzo Reich di Hitler e sostenuto la ormai celebre tesi del Piano B che, a quanto pare, prevede, in un perfetto stile massonico/piduista, l’uscita dall’euro a totale insaputa dell’opinione pubblica, in quanto la sua divulgazione anche parziale potrebbe pregiudicare la sua efficacia operativa.

3. Dopo avere individuato come presidente del consiglio un millantatore e perfetto sconosciuto non eletto da nessuno, dopo avere affermato in varie interviste che “è il Presidente della Repubblica ad avallare/confermare la scelta dei ministri”, dopo avere chiesto l’impeachment per alto tradimento della Costituzione per aver posto il veto su Savona che fino a un mese prima non sapeva manco chi fosse, ora Di Maio – che nel frattempo ha forse almeno sfogliato qualche testo di Savona – si rimangia tutto e si dice pronto a collaborare con il Colle.

Amici 5 stelle e della Lega, ma siete proprio sicuri della sanità mentale, della competenza politica e/o della tanto sbandierata onestà dei vostri leader?!?

Ready Player One: Gamification and Transvaluation

ready-player-one

Lo statuto ontologico di un mondo virtuale presenta caratteristiche diverse da quello della realtà che abitiamo normalmente? Ma poi: siamo proprio sicuri che reale e virtuale si oppongano? E ancora: come si configura la costruzione dei nostri processi identitari nell’epoca dei visori cibernetici e della realtà aumentata, dell’ubiquità social e delle app per smartphone che monitorano le attività quotidiane e i parametri biologici? E cosa fanno i nostri avatar e le nostre identità digitali quando siamo off-line e/o stacchiamo la spina? E infine: le dinamiche gaming di molto cinema contemporaneo servono soltanto a creare engagement e a fidelizzare (anche) lo spettatore videoludico o la gamification cinematografica definisce processi mediatici, diegetici e antropologici più generali, sottili e complessi?

Per leggere l’articolo intero:

https://www.ecodelnulla.it/fuori-dal-cinema-e-dentro-al-videogame-ready-player-one