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Ready Player One: Gamification and Transvaluation

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Lo statuto ontologico di un mondo virtuale presenta caratteristiche diverse da quello della realtà che abitiamo normalmente? Ma poi: siamo proprio sicuri che reale e virtuale si oppongano? E ancora: come si configura la costruzione dei nostri processi identitari nell’epoca dei visori cibernetici e della realtà aumentata, dell’ubiquità social e delle app per smartphone che monitorano le attività quotidiane e i parametri biologici? E cosa fanno i nostri avatar e le nostre identità digitali quando siamo off-line e/o stacchiamo la spina? E infine: le dinamiche gaming di molto cinema contemporaneo servono soltanto a creare engagement e a fidelizzare (anche) lo spettatore videoludico o la gamification cinematografica definisce processi mediatici, diegetici e antropologici più generali, sottili e complessi?

Per leggere l’articolo intero:

https://www.ecodelnulla.it/fuori-dal-cinema-e-dentro-al-videogame-ready-player-one

 

Bullismi

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Dopo aver visto il video del bullo di Lucca che oltraggia in maniera indecorosa il suo docente e aver letto diversi articoli e discussioni a riguardo, mi interrogo su una delle contraddizioni più ipocrite e schizofreniche della scuola italiana:
che senso ha organizzare i corsi di educazione alla legalità, la memoria di Falcone e Borsellino, le giornate del ricordo e tante altre encomiabili iniziative, quando in molte scuole italiane, se si verificano dei reati (furti, ingiurie, bullismo e violenze di vario genere), i primi a non voler denunciare all’autorità competente (e quindi a non rispettare la legge) – e lo dico per esperienza personale – sono, molto spesso, proprio gli insegnanti?!?
L’argomento che ho ascoltato più di frequente è quello per cui il docente rivendica di voler essere innanzitutto un educatore e non un (infame) inquisitore “perché gli studenti non vanno criminalizzati ma educati”…
Fermo restando che la legge italiana obbliga il pubblico ufficiale che, nello svolgimento del suo incarico è testimone o viene a conoscenza di comportamenti che configurino ipotesi di reato, a riferire all’autorità giudiziaria, mi domando:
– ma quelli che ritengono che sia meglio non denunciare perché dietro a uno studente che compie un gesto come quello del bullo di Lucca ci sta probabilmente una storia familiare complicata e che il ragazzo vada compreso, ascoltato e non criminalizzato, avrebbero lo stesso scrupolo e farebbero la stessa sofisticata riflessione davanti a uno stupro o anche, più prosaicamente, al giovanissimo zingaro che ti ruba l’automobile?
– E soprattutto: ma siamo sicuri di aiutarli veramente questi ragazzi insegnandoli sin da subito la pratica dell’omertà e iper-proteggendoli da tutto e da tutti?

Anacronismi seriali

La serialità contemporanea tende sempre più a prediligere declinazioni diegetiche multi-lineari e policentriche, strategie narrative di sospensione e di differimento e non di chiusura, prospettive corali al posto della focalizzazione su di un unico personaggio. Il punto di vista si è come decuplicato (se non addirittura frantumato), spostandosi verso le aggregazioni di personaggi piuttosto che preferire l’aderenza a un punto di vista privilegiato, focalizzando di volta in volta gruppi sociali e professionali – E.R. (1994), Carnivale (2003), Prison Break (2005) –, ma anche familiari – Sopranos (1999), Six Feet Under (2001), Desperate Housewives (2004) – e politici – Boss (2011), Homeland (2011), House Of Cards (2013) –, raccontando prospettive multicentriche, dove gli eventi e le psicologie si sono fatti meno intelligibili e unidirezionali e dove la miriade di subplot produce più occasioni di smarrimento che un prontuario per affrontare la dimensione caotica delle società contemporanee. Per dirla con Juri Lotman, la nuova serialità si configura più in termini di entropia e di disordine imprevedibile che di omeostasi, se con quest’ultimo termine si intende il tentativo di conservare il proprio livello strutturale, cioè il livello di informazione posseduto e finalizzato al mantenimento della stabilità delle strutture: così come ogni puntata è diversa dalla successiva, è anche vero che ogni stagione fa storia a sé, un po’ in fondo come succede nella vita reale, dove la sicurezza fornitaci dalla scansione reiterata di ore, giorni, mesi, anni non ci garantisce un’esistenza completamente prevedibile.

Non c’è dubbio che rispetto alla serialità degli anni ’80 e ’90 sia cambiata anche la tipologia dei conflitti narrativi, diventati, nella maggioranza dei casi, conflitti di ethos, dilemmi morali che spesso assumono tratti manifestamente esistenziali. Del resto, molte serie contemporanee si configurano prevalentemente come delle storie di tipo character driven, vicende in cui gli eventi sono portati avanti dalle azioni e dalle scelte esistenziali dei personaggi, in opposizione alle storie plot driven dove gli eventi accadono per lo più a causa delle situazioni collegate al meccanismo narrativo sostenuto dal plot principale (macro story line).

Tanti mondi seriali contemporanei tendono a raccontare conflitti esistenziali che gravitano intorno alle difficili scelte morali che è chiamato a compiere (o a subire) il protagonista, o un’aggregazione di personaggi, per riuscire a venire a capo di una situazione esistenzialmente complessa o addirittura tragica. Gli esempi sono molteplici: da Hit And Miss (2012), in cui la protagonista è un killer transessuale che deve fare i conti anche con i pregiudizi dei propri familiari, a The Leftlovers (2014), in cui il 2% della popolazione mondiale sparisce improvvisamente nel nulla e i congiunti e i parenti rimasti devono affrontare una straziante elaborazione del lutto; da Les Revenants (2012) in cui, all’opposto, alcune persone morte da molto tempo ritornano in vita in un paese di montagna, scompaginando gli equilibri della piccola comunità, per risalire indietro fino a Six Feet Under (2001) che racconta la storia della famiglia Fisher, proprietaria di un’azienda di pompe funebri, il cui pater familias muore in un incidente d’auto e la gestione degli affari viene così improvvisamente scaricata sulle spalle della moglie e dei figli.

In questo stesso orizzonte di senso si muove l’ultimo lavoro di Riccardo CannellaAnachronisme, girato tra Ustica e Palermo, una web-serie di 7 puntate dalla vocazione scopertamente esistenzialista. La serie racconta in sette episodi della durata di 7’ l’uno l’impossibile tentativo di elaborazione del lutto compiuto da un uomo schivo e (forse) paranoico, chiuso in un appartamento da ben sette anni. Contro la Zeitgeist dominante Cannella rifiuta però l’opzione della narrazione multi-streaming e corale che caratterizza la gran parte della serialità televisiva contemporanea, prediligendo una messa in scena claustrofobica e solitaria costruita su un unico punto di vista e ricorrendo a un tipo di racconto intimista ed ellittico, più vicino a certo cinema d’autore europeo che alle logiche del mainstream seriale.

Il protagonista Walter (interpretato da Ivan Olivieri) vive da 7 anni barricato nel suo appartamento, privo di qualsiasi rapporto con il mondo esterno, trovando unicamente nella lettura e nella poesia il suo rifugio rassicurante, nell’inconscia speranza di individuare un rimedio al suo fatal flaw, che Cannella è bravo a mantenere opaco e misterioso fino all’ultimo episodio. Durante le vacanze natalizie Walter sente nell’appartamento di fianco al suo una voce femminile (con un espediente che ricorda quello usato da Tornatore ne La migliore offerta) con cui inizia un dialogo serrato che gli risveglia un ricordo doloroso. Lisa, la sua nuova vicina, instaura da subito un rapporto sibillino ed ermetico con l’uomo – in contatto fino a quel momento soltanto con Luca, un amico incaricato di assicurargli i beni di prima necessità – facendo emergere progressivamente l’enormità del suo ghost e costringendolo a fare definitivamente i conti con il proprio passato.

Come e più che nella sua prima serie (Runaway), agisce anche in questa quarta prova del regista usticese il portato narrativo della sciagura del DC9 precipitato in quel fatidico giugno del 1980 nelle vicinanze dell’isola siciliana, con un’intera parete del suo appartamento misteriosamente e ossessivamente ricoperta di post-it che sono dei veri e propri gridi di dolore rivolti dalle vittime di un’analoga sciagura aerea al protagonista e allo spettatore. Anche la colonna sonora del resto, che si richiama esplicitamente al lavoro svolto da Max Richter per The Leftlovers, contribuisce a far entrare da subito lo spettatore in un clima di elaborazione luttuosa e traumatica.

Senza entrare troppo nel merito della trama (comunque assai minimale), rimane l’impressione che, conformemente all’indicazione del titolo, il merito principale della serie di Cannella, facendo continuo ricorso a dei flash-back/forward che scuotono l’eterno presente di cui è prigioniero il personaggio di Walter (e di cui, in fondo, siamo prigionieri tutti), sia quello di mettere in discussione il nostro rapporto consueto con il tempo: la narrazione viene progressivamente ipersoggettivata, presentandosi quasi come un diario cibernetico/facebookiano, un prontuario audiovisivo poetico e intimista che ci invita a mettere in discussione la relazione consueta che intratteniamo con il tempo e con le opzioni esistenziali che da esso scaturiscono, indicando peraltro una direzione possibile su cui si può avviare (o forse si è già avviata) la produzione audiovisiva low budget contemporanea.

Il Visconti dimezzato

ViscontiIn merito alla polemica sul liceo classico Visconti di Roma scaturita dall’inchiesta de “La Repubblica”, ho letto numerosi post e articoli in difesa della Dirigente che muovono dall’assunto che chi ha compilato la nota ha semplicemente descritto un quadro fattuale. Ma il RAV, come qualsiasi testo che intende veicolare un messaggio, non è affatto un documento neutro, ma una specie di identikit promozionale della scuola che cerca di mettere in evidenza, a beneficio dei potenziali iscritti e dell’opinione pubblica, punti di forza e criticità dell’istituto. Il fatto, incontrovertibile, che il documento sia inserito nello spazio “opportunità” la dice lunga sulla retorica e la base ideologica che lo sostanziano. Stiamo alle fonti e al RAV del Visconti allora. “Molti personaggi illustri sono stati allievi del liceo”. E ‘sti cazzi? Non vi sembra un’informazione non richiesta, un incipit che vuole da subito rimarcare la vocazione snobistica e elitaria del Visconti? E poi: “Le famiglie che scelgono il Visconti sono di estrazione medio-alto-borghese”. Non è ideologico riportare questo dato? Come lo hanno ricavato? Da quali elementi? Dal numero di iphone posseduti pro capite? E ancora: “Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile. La percentuale di alunni svantaggiati per condizione familiare è pressoché inesistente, mentre si riscontra un leggero incremento dei casi di DSA. Tutto ciò favorisce il processo di apprendimento”. Il sottotesto mi pare chiaro e le sue implicazioni ideologiche e anticostituzionali dovrebbero risultare evidenti a chiunque, tanto che quel testo si presta (anche) a essere interpretato in questo modo: “Siamo la scuola dell’alta borghesia romana. Per il momento, grazie a Dio, malgrado il degrado democratico e egualitario che ha colpito il paese, disabili, proletari e poveracci continuano a non iscriversi al Visconti. Tutto questo favorisce i processi di apprendimento”.

Io lo trovo raccapricciante e non capisco davvero come si possano prendere le difese del Visconti e della sua dirigente.

Tony il Pony

Ho quest’idea per un film che mi sembra veramente gagliarda e che è mi stata ispirata da una dolorosa esperienza personale.
C’è un guru indiano che ha acquisito una straordinaria potenza magica ed esoterica anche grazie allo studio dei grandi testi della tradizione ermetico-cabalistica e del neoplatonismo fiorentino. Il guru (che dovrebbe chiamarsi Rodolfo) per campare gestisce un maneggio a Zoppola di Pordenone frequentato da artisti, poeti e ricercatori universitari.
All’inizio del secondo atto il guru ariano decide di umiliare con un terribile maleficio un dottorando di Salerno (rappresentante a suo dire della moderna ratio cartesiana occidentale) costringendolo a pettinare le criniere di tutti i pony del suo maneggio.
Nel frattempo, inaspettatamente, con un vero e proprio coup de théâtre, il guru indiano muore e l’intellettuale è costretto a pettinare cavalli per il resto della sua vita, anche se lo spettatore continuerà a trepidare per le sorti del campano, confidando fino alla fine del film in un miracoloso rovesciamento di fortuna.
Ma la catarsi non arriverà mai.
ponyrazza
P.s. A chiunque fosse interessato e ai veri amanti degli animali cedo a malincuore e a prezzo modico il mio pony/cavallino Tony che mi fu regalato per la cresima da mia zia Wally e che ha ispirato la sinossi di cui sopra. È molto simpatico e arzillo e lo potete venire a vedere presso il locale circolo ippico.
Tony ha tanto bisogno di affetto. Ha trascorso la sua giovinezza in un circo di Montebelluna e ora è sempre solo al maneggio perché nessuno ha mai tempo per lui.
Astenersi abruzzesi, molisani, ecclesiastici e perditempo.
MAX serietà.

Call me by your class

Chiamami-col-tuo-nomeAuguro solo il meglio a Guadagnino e al suo film che riesce a tenere insieme armonicamente Ozon, Renoir, Bertolucci, Rohmer e quant’altro, però io 2/3 domande me le sarei fatte sullo script di Ivory:
Ma nel 1983 le tesi di dottorato si preparavano in maniera così frugale e disinvolta, scopeggiando allegramente per tutta la bergamasca? E come ha fatto il papà di Elio a diventare ordinario a meno di 40 anni? Gode forse della protezione della potente lobby ebraica di Cernusco sul Naviglio?
E soprattutto: chi li paga ‘sti cazzoni? La Statale di Bergamo?!
E poi: ma era proprio necessario citare in continuazione Eraclito, Montaigne, Heidegger, Battiato, Bach, Liszt e chi più ne ha più ne metta?

E perché un ricercatore di archeologia dovrebbe studiare anche Heidegger?!?! Perché fa figo? E perché tutti devono essere così belli, così colti, così giovani, così ricchi, così poliglotti e così liberal?

E il discorsetto finale del padre non rischia di risultare allora, oltre che buonista (e va beh), anche un po’ classista?
Della serie: “Figlio mio, qualsiasi altro genitore ti avrebbe preso a manganellate. Ma noi ebrei colti e glamour, ricchi e bellissimi, che leggiamo Heidegger anche se era nazista, noi approviamo incondizionatamente.
Non come quei pezzenti omofobi che non arrivano alla fine del mese”.
W la gnosi!

Brr…izzi

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Continuo a leggere commenti sulla vicenda Weinstein/Brizzi di registi, critici e personaggi pubblici che lamentano, con particolare riferimento ai servizi-denuncia de “Le iene”, il rischio della gogna mediatica e la barbarie dei processi sommari, laddove ci sono delle sedi deputate alle dispute giudiziarie e, se si ritiene di avere subito un torto/reato, bisogna andare in procura e denunciare.

Ma se un cittadino, ad esempio, avesse subito un episodio di malasanità e volesse rivalersi sul medico e/o sulla struttura ospedaliera che gli ha procurato un danno fisico, dovrebbe limitarsi alla denuncia giudiziaria o non sarebbe più conveniente ed efficace se informasse ANCHE l’opinione pubblica utilizzando tutti i mezzi (leciti) a sua disposizione? Le lettere sul giornale e la polemica giornalistica che ne potrebbe scaturire non lo aiuterebbero a trovare sostegno e risorse per portare avanti la sua causa e magari anche a vincerla?
Limitarsi ad adire le vie legali significherà nel 99% dei casi intraprendere un percorso lunghissimo e molto costoso e in cui non necessariamente la verità processuale risulterà corrispondere a quanto realmente successo.
Questo lo sappiamo tutti.

Il fatto che 10 ragazze diverse e che non si conoscono tra di loro sostengano di essere state molestate da Brizzi e che l’interessato non abbia in alcun modo smentito tali circostanze mi sembra sufficientemente eloquente. Non c’è bisogno della sentenza di un giudice (che spero arrivi comunque) per avere contezza del fatto che Brizzi sia un porco indifendibile e, soprattutto, che abbia abusato in maniera indegna del suo potere e della sua posizione di privilegio.
Un sistema che delega ogni problema sociale alla magistratura è un sistema malato, che di fatto non garantisce i diritti di nessuno.
E, d’altra parte, è soltanto partecipando e alimentando il dibattito pubblico che il legislatore, intercettando il cambiamento dei codici etici e delle abitudini morali, può decidersi a mettere mano ai riferimenti normativi e a modificare leggi anacronistiche o ingiuste (come l’articolo del codice penale che prevede che si abbiano solo 6 mesi di tempo per querelare una persona per stupro).

A proposito di Kevin

Non guarderò più i film di Chaplin e Polanski.

Né leggerò più i libri di quegli antisemiti di Voltaire, Kant e Celine.

Meglio l’irreprensibile Claudio Baglioni dell’uxoricida Gesualdo da Venosa e di quel pederasta en travesti di Schubert.

Non ci può essere competizione tra lo specchiato Osvaldo Paniccia e quelle teste di cazzo di Caravaggio, Nietzsche e Picasso o di quella nazistona della Riefenstahl.

Voglio dire. Se c’è reato, financo se ti chiami Stanley Kubrick devi venire arrestato.

Ci mancherebbe.

Ma qual è la connessione tra i comportamenti/sbandamenti morali dell’artista (ancorché ignobili) e la considerazione/valutazione della sua opera!?

Dunkirk e la regina

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Su Dunkirk non so bene come esprimermi né ho capito se mi sia piaciuto o meno; di certo però la sua visione mi ha sollecitato una riflessione. Il modo apparentemente neutro, documentaristico e anodino con il quale Nolan tratta il celebre episodio della seconda guerra mondiale nasconde e insieme esplicita ideologicamente (e su questo ha ragione Fofi per cui Dunkirk è il film manifesto della Brexit) la vexata quaestio del punto di vista e della focalizzazione nel cinema che ha raccontato (in tempo reale) la seconda guerra:
che ruolo ha giocato lo storytelling cinematografico nella catechizzazione/sensibilizzazione ideologica dell’opinione pubblica mondiale e dunque nell’accelerazione della risoluzione del conflitto?
Hollywood dal 1937 in poi centuplica la produzione di film bellici – dal 1942 al 1945 sono oltre 500 – (quasi) tutti narrativamente polarizzati, con i nazisti cattivoni da una parte e gli americani buoni padri di famiglia pronti a sacrificarsi per la pace nel mondo dall’altra.
Quando l’establishment americano capisce che Hitler e il suo regime, con cui fino a quel momento aveva intrattenuto buoni rapporti, sono diventanti un problema per l’economia statunitense, Roosevelt e l’industria bellica cominciano a sommergere di dollari gli studios chiedendo anche ai grandi registi (poco importa se democratici o repubblicani) di rispettare il decalogo contenuto nel “manuale informativo del governo per l’industria cinematografica” e che in sostanza si riassumeva nel primo, elementare requisito: “questo film ci aiuterà a vincere la guerra?”.
La mossa più clamorosa di questa battaglia ideologica giocata a suon di messaggi subliminali e di de-costruzione degli immaginari la compie Walt Disney (di cui sia Hitler che Goebbels erano grandi ammiratori) dando alla regina cattiva persecutrice dell’eroina pop Biancaneve il volto e le sembianze di una delle icone più note del pangermanismo, Uta di Ballenstedt, margravia di Meissen, quintessenza dello spirito teutonico, rendendo così un simbolo positivo della storia tedesca l’archetipo del male (assoluto) cinematografico.

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Le 30 Stimmung e le tipologie della suspense

Suspense Writers Guild

Analizzando un corpus di circa 1000 film di detection (o comunque che fanno ricorso a strutture narrative e a situazioni tematiche derivate dal macro-genere detection), abbiamo individuato 30 “Stimmung narrative”: situazioni esistenziali archetipe in cui può venire a trovarsi l’eroe/ricercatore e che sostanziano e determinano il mondo narrativo del cinema (che gravita attorno alla detection) e il profilo psicologico/esistenziale del protagonista. Non si autoescludono tra di loro, per cui può tranquillamente capitare che in un film siano presenti due o più Stimmung.

Le Stimmung sono figure catalizzatrici e acceleratrici di suspense nel senso che, quando sono presenti, innescano spesso un feedback/transfert esistenziale con lo spettatore, aumentando considerevolmente il livello di empatia/identificazione. Sono altresì situazioni narrative che risultano costitutivamente caratterizzate da un senso di angoscia, incertezza e provvisorietà e che postulano quindi uno sviluppo e/o un ribaltamento prossimi a venire.

Ogni Stimmung è caratterizzata da una costellazione che miscela in maniera peculiare tropi, strumenti di costruzione (uso di anacronie, spostamenti del punto di vista, cliffhangers, etc.) situazioni tematiche e narrative, che veicolano e pre-determinano una diversa tipologia di suspense, che abbiamo distinto e classificato a partire appunto dall’analisi di 30 film (uno per ciascuna Stimmung).

  1. Become the Other

Quei thiller in cui il protagonista tende progressivamente a tramutarsi in un Altro (spesso maturando comportamenti ossessivi e/o patologici), sia esso l’antagonista, piuttosto che una persona appartenente a un suo passato fantasmatico, generando un’ambiguità e/o una sovrapposizione esistenziale.

È una tipologia narrativa usata di frequente nella detection a sfondo fantascientifico, dove “per diventare un altro” è possibile fare ricorso a una tecnologia/interfaccia cibernetica.

Cfr. Moon – Inserzione pericolosa – Strangedays – eXistenZ.

  1. Control/Metaphysical gap

La maggior parte dei nessi logici, i rapporti di causa effetto, il principio di causalità narrativa del “post hoc ergo propter hoc”, in altre parole, i normali criteri di intelligibilità di un mondo narrativo, sembrano essere (stati) sospesi o comunque funzionare in maniera diversa da come avviene generalmente in un film.

Il ricercatore (e con lui lo spettatore) si trova da subito in difficoltà perché gli indizi che gli si presentano davanti non sembrano poter essere ricondotti a un principio unificatore e la ri-costruzione di un senso/significato che da quegli indizi/tracce dovrebbe scaturire è immancabilmente – e ironicamente – destinata allo scacco.

Ѐ una Stimmung caratterizzata spesso da un minimalismo ironico e demenziale e da una suspense depotenziata e sotto traccia ma, forse, proprio per questo, più disturbante ed efficace.

Cfr. The Limits Of Control – Wrong – Being John Malkovich – Inland Empire.

  1. Dead or Alive?

Quei thriller, spesso a tinte metafisiche, il cui focus narrativo e tematico ruota attorno a un’ambiguità ontologica tra diversi livelli di realtà; nelle sue declinazioni thriller/horror, ad esempio, la contiguità tra mondo dei vivi e mondo dei morti in cui è venuta meno ogni trascendenza e in cui il conflitto narrativo e la contiguità/confusione tra vivi e morti sono completamente immanenti, come nel composito filone zombie in cui, in genere, un misterioso virus procura un devastante contagio mimetico a causa del quale i vivi si tramutano progressivamente in morti (viventi) e in cui spesso la distinzione tra i due gruppi di (post)umani diventa solo una questione di punti di vista. Sono spesso caratterizzati da un forte senso di sospensione, se non addirittura di evanescenza fantasmatica.

Cfr. The Others – Il sesto senso – Le verità nascoste – Shutter Island.

  1. Entanglement

L’Entanglement è una fattispecie tematico/narrativa molto presente in alcune incursioni del cinema d’autore nella detection in cui, come nella meccanica quantistica, viene sospeso il principio di non contraddizione, e due situazioni narrative apparentemente contraddittorie possono coesistere tra di loro.

Cfr. Inland Empire – Strade perdute – A Venezia… un dicembre rosso shocking – Una sera, un treno.

  1. Handicap

Il ricercatore, che si trova di colpo catapultato di fronte a un problema molto più grande di lui, non è ancora in grado di affrontare le novità presentate dal suo improvviso ingresso nel mondo straordinario e da un antagonista formidabile che non gli dà tregua, anche a causa di una menomazione fisica e/o psicologica che lo costringe all’impotenza; finché, finalmente, riesce ad attingere alle sue energie e risorse più riposte che gli consentono di superare il suo handicap e il suo fatal flaw, sconfiggere l’antagonista, e ritornare, trasformato, al suo mondo ordinario.

È una Stimmung che costringe il protagonista a fare i conti con la propria finitudine e i propri limiti. L’Handicap è uno dei più potenti generatori di suspense in circolazione. Da un punto di vista narrativo, infatti, la disabilità non si riferisce mai soltanto a una menomazione che limita le capacità dell’eroe ma è, più originariamente, il segnale di una mancanza che anela insieme a una completezza, a un superamento e a una pacificazione (Disability Superpower).

Cfr. Gli occhi della notte – Proof, istantanee – Vertigo, la donna che visse due volte – The Village.

  1. Identity Trouble

Quelle tipologie narrative in cui il conflitto è tutto interno ad un problema identitario. Si configurano spesso attraverso un trauma mnemonico che taglia i ponti con il passato, o attraverso un banale equivoco generato da uno scambio di persona. Sono caratterizzate da un senso di indecisione e di precarietà.

Cfr. Memento – Vertigo – Allucinazione perversa – Shutter Island.

  1. Escape/Survival

L’Escape/Survival è la Stimmung della libertà, di cui è momentaneamente privo il protagonista, più spesso una libertà di carattere fisico ma a volte anche una libertà di tipo mentale, psicologico o sentimentale. In genere vengono raccontate storie incentrate su progetti di fuga da qualsiasi situazione che minacci, violi o limiti la libertà o addirittura la vita del protagonista.

Cfr. Gravity – Legami! – Misery non deve morire – La scomparsa di Alice Creed.

  1. Lost/Nihilism

Qualcosa (si) è smarrito e il ricercatore vive problematicamente questa mancanza, anelando a ritornare alla pienezza dei suoi giorni migliori. Spesso la perdita riguarda l’eroe in prima persona, che si trova di colpo catapultato in un luogo che non conosce e all’interno del quale non riesce a orientarsi.

Una variante significativa è costituita dalle storie di detection in cui, dalla messa a tema di una progressiva e inesorabile perdita di senso, conseguono il nichilismo e il disincanto come unico metro per guardare e giudicare la realtà.

Cfr. Memories of Murders – Kill List – Killer Joe – Funny Games.

  1. Mediatic

La Stimmung Mediatic ha a che fare con tutte con quelle fattispecie narrative in cui lo spettatore si trova a disporre – già prima della visione del film – di elementi para o extra testuali che gli consentono di proiettare sul film significati informativi ed emozionali che vanno oltre la “lettera” del film vero e proprio. Spesso i film che utilizzano questa Stimmung ricostruiscono circostanze storiche particolarmente significative o, in altri casi, lo spettatore viene informato già in fase di lancio del film di aspetti tecnico/diegetici (ma anche ideologici) che predeterminano e veicolano la sua esperienza spettatoriale.

Cfr. Boyhood – Fahrenheit 9/11 – Cloverfield – La caduta.

  1. Plan-heist

È la Stimmung dell’iper-programmazione, riferibile a narrazioni basate interamente o in gran parte su di un’azione caratterizzata da una progettualità ben definita e finalizzata a un obiettivo molto preciso. Una rapina in banca, dei documenti da recuperare, una persona da salvare o rapire. Le situazioni narrative del Plan-heist ruotano intorno a un repertorio di variazioni abbastanza limitato ma che riescono sempre a innescare una forte suspense proprio perché il rapporto potenza-atto/intenzione-obiettivo prefigura degli outcomes facilmente individuabili dallo spettatore. In molte declinazioni di questa Stimmung la conclusione è ironica e beffarda, con i protagonisti che subiscono un clamoroso scacco.

Cfr. Mission impossible – Rapina a mano armata – Rififi – I diabolici – Inside Man.

  1. See the Future

Il conflitto principale è generato dal fatto che il protagonista riesce a vedere o a entrare in contatto con qualcosa che non si è ancora verificato e cerca di cambiare il corso degli eventi per impedire che avvenga. È una Stimmung di telos, tutta proiettata verso un obiettivo già in parte definito e su cui il film torna in continuazione.

Cfr. Ritorno al futuro – Paychek – Minority Report – Cypher – L’esercito delle 12 scimmie.

  1. We Know/Sadistic Safe

Tipologia di suspense in cui lo spettatore è messo al corrente di molte situazioni narrative sin dall’inizio della storia, mantenendo un vantaggio di conoscenze sul protagonista principale fino alle fine del film; gap cognitivo ed emozionale che (spesso) aumenta esponenzialmente il livello della suspense, portando allo sfinimento lo spettatore per l’impotenza di non riuscire a comunicare al protagonista il pericolo che sta correndo (look out!).

Del resto, seppure sia evidente che sta per succedere qualcosa di terribile, siamo ben lieti di potere partecipare a un paio d’ore di torture e di sevizie dalla nostra comoda posizione di sicurezza, sicuri in fondo che le due ore di barbarie a cui assisteremo saranno emendate e trasfigurate dalla certezza e dall’inevitabilità del lieto fine.

Cfr. Funny Games – Nodo alla gola – I fantasmi del cappellaio – Birthday Girl.

  1. Breaking Bad

Nella tipologia narrativa del Breaking Bad il personaggio protagonista, presentato inizialmente come positivo, è poi soggetto a uno switch esistenziale che lo trasforma moralmente e narrativamente in qualcuno/qualcosa di radicalmente diverso, quasi sempre connotato negativamente, finendo per rivelarsi come il vero antagonista.

Tanto più, nelle prime fasi del film, il personaggio viene presentato come buono, equilibrato, ingenuo quanto più, non appena il conflitto narrativo verrà innescato, la sua trasformazione risulterà radicale.

Cfr. Hard Candy – Eva contro Eva – Case 39 – Che fine ha fatto Baby Jane? – Gli insospettabili.

  1. Drive to Distraction

Il protagonista, personaggio in genere positivo e con cui è facile identificarsi, viene progressivamente condotto alla follia. La suspense si muove (quasi) sempre tra due binari che generano un dubbio narrativo: c’è qualcuno che lo vuole fare impazzire per motivi di convenienza personale o l’eroe ha effettivamente una psiche disturbata?

Quasi sempre la follia del protagonista si rivela una falsa pista.

Cfr. Take Shelter – Angoscia – Rosemary’s Baby – Effetti collaterali.

  1. Plato’s Cave

L’eroe comincia ad avvertire qualcosa di dannatamente problematico nel modo in cui egli fa esperienza del mondo; è in atto una sorta di sovvertimento epistemico e conoscitivo che non gli consente di comprendere la realtà in maniera autentica perché qualcuno (spesso il suo antagonista) trae vantaggio da questo ribaltamento. Similmente a quanto avviene nella caverna platonica, la sua esperienza del mondo è monca e parziale fino a quando qualcuno/qualcosa non gli indica una via differente che gli dà la forza per squarciare il velo di Maya, uscire alla luce del sole e accedere alla “vera” realtà, che spesso però risulta più problematica e dolorosa di quella apparente.

 Cfr. The Village – Kynodontas – The Truman Show – Una pura formalità.

  1. Vanishing

Il protagonista o qualcuno a lui caro svaniscono improvvisamente nel nulla. Il conflitto narrativo sta nel riuscire a comprendere che fine abbia fatto e a individuare chi siano gli antagonisti da combattere. Il carattere fondante di questa Stimmung è un senso di mancanza e incompletezza.

Cfr. About Elly – La signora scompare – Psycho – Frantic – Spoorloos.

  1. Hunted “Guilty” Man

La Hunted “Guilty” Man prevede che il protagonista sia, oltre che un improvvisato investigatore, anche il principale indiziato. Il detective non è più il cacciatore, ma l’animale braccato che deve dimostrare a tutti (anche alle persone a lui più vicine) la sua innocenza. Qui la detection, tutta declinata al negativo, si interroga sullo statuto ambiguo della verità e sulla finitudine come colpa.

Cfr. Essential Killing – Il fuggiasco – La caccia – Non è un paese per vecchi.

  1. Something from the Past/Stalker

Qualcuno/qualcosa riemerge improvvisamente dal passato del protagonista e rischia di scompaginargli o di rovinargli la vita. È una tipologia narrativa che ha quasi sempre a che fare con un rimosso e/o una macchia tragica dell’eroe che non è mai stato in grado o non ha mai voluto affrontare fino a quel momento.

Una sua variante racconta la presenza ossessiva di uno stalker che intende ottenere qualcosa dal protagonista. Il ribaltamento è spesso in agguato e il protagonista può diventare lo stalker dello stalker.

Cfr. A History of Violence – Cape Fear – Bed Time – Following.

  1. Revenge

Tutte quelle storie basate sul desiderio di vendetta e di odio per un crimine o un torto subito dal protagonista in un passato dapprima indeterminato che, con l’avanzare della narrazione, si precisa e si chiarisce sempre di più. La dinamica narrativa è spesso costruita su una parabola di ribaltamento, per cui il torto subito viene poi inferto e il rapporto carnefice-vittima si rovescia.

Cfr. Gemini – Old Boy – Pietà – I Saw the Devil.

  1. Road to Hell/Hallucination Trip

È una Stimmung molto presente nel noir, nella quale il protagonista viene progressivamente gettato in una dimensione allucinatoria e infernale, senza via d’uscita e dalla quale non c’è redenzione possibile. È spesso caratterizzata da una spirale di violenza che porta a un annichilimento del protagonista (e dello spettatore).

Una sua variante è una versione più alleggerita, divertita e surreale in cui il ricercatore si trova a fronteggiare un vero e proprio campionario di situazioni assurde e surreali in cui le normali leggi di realtà sono sospese.

Cfr. Fuori orario – Detour – Snowtown – Fuoco cammina con me.

  1. Serendipity/By Chance

La Serendipity/By Chance è una fattispecie narrativa ed esistenziale in cui il ricercatore, quasi per eterogenesi dei fini, cercando una cosa, finisce per trovarne un’altra molto più significativa, che irrobustisce e getta nuova luce sul conflitto narrativo; spesso presente nelle incursioni della detection nella fantascienza.

Cfr. Le verità nascoste – Matchpoint – Il terrore corre sul filo – Solaris.

  1. Invisible Enemy/Mousetrap

Un pericolo invisibile minaccia il ricercatore. Nel cercare di individuare chi siano i suoi nemici l’eroe ne sperimenta gli effetti nocivi ma non riesce a comprenderne le cause che restano nascoste. Quasi sempre le persone che combattano insieme a lui soccombono e soltanto alla fine la verità emerge in tutta la sua forza destabilizzante, ma a prezzo di sacrifici umani e morali.

Spesso la variante è costituita dalla storia di un luogo/ambiente che ha una forza/identità narrativa e diventa una vera e propria trappola, a causa di una maleficio o per la presenza di un perfido burattinaio/antagonista che soltanto alla fine rivelerà la sua identità al ricercatore.

Cfr. La cosa – Alien –The Grey – Saw, l’enigmista.

  1. Zoom In/Voyeur

È una Stimmung presente in quei film di detection in cui improvvisamente qualcosa, attraverso la sua osservazione/ascolto reiterata, assume un significato inaudito e del tutto imprevedibile che accelera la risoluzione del conflitto. È una Stimmung ossessiva che ha sete di vedere e di sapere e spesso insiste su dettagli apparentemente privi di significato per cambiarli completamente di segno e che, in questo modo, finiscono spesso per assumere un carattere fantasmatico. Una delle declinazioni più ricorrenti di questa Stimmung è rappresentata dall’espediente narrativo dell’interrogatorio. In questo caso non è un oggetto, una fotografia, un filmato, una registrazione di qualche tipo che viene forzata e scandagliata per farne emergere una verità celata, bensì un personaggio in carne ed ossa.

Cfr. Blow Up – La conversazione – Professione reporter – Lo sconosciuto del lago.

  1. POV (Point of View) – Jigsaw

La Stimmung Point of View ha a che fare con quelle storie di detection in cui è centrale la questione dello sguardo e della focalizzazione (da che punto di vista è raccontata la storia?) e in cui è proprio la tipologia di sguardo a generare la suspense.

Molto spesso è corroborata dall’utilizzo di tecniche registiche intese ad aumentare l’identificazione dello spettatore, come la soggettiva, il piano sequenza, il found footage e la telecamera nascosta.

Una variante fondamentale è quella per cui il punto di vista (sia esso veicolato con una voice over o semplicemente attraverso degli accorgimenti registici), presentato come oggettivo e imparziale, veicola invece contenuti narrativi fittizi, per consentire poi un turning point emozionale e cognitivo di grande effetto.

Cfr. I soliti sospetti – La donna del lago – Cloverfield – Rec.

  1. Aenigma/Charade

Stimmung tipica del giallo classico in cui si tratta “semplicemente” di capire chi ha fatto cosa (Whodunit), attraverso una serie di colpi di scena, di false piste e di processi di agnizione, che attivano più una specie di divertita curiosità intellettuale piuttosto che un sentimento di angoscia e precarietà.

Le sue varianti più note sono quelle della camera chiusa e del delitto impossibile. L’Aenigma è uno stato d’animo che genera curiosità e ansia per la scoperta del colpevole e di come andrà a finire la storia, ma in genere non attiva un reale cambiamento esistenziale del protagonista.

Un’altra variante è quella relativa a una fattispecie narrativa in cui il protagonista inizia un “gioco” quasi per caso e “in punta di piedi”, pensando di potere mantenere la situazione tranquillamente sotto controllo, diventando invece il gioco un gioco al massacro senza esclusione di colpi, con continui ribaltamenti di fortuna tra il ricercatore e l’antagonista.

Cfr. Gli insospettabili – Assassinio sull’Oriente Express – Profondo rosso – The Game.

  1. Beginning/What if

È la Stimmung del principiare o del riiniziare qualcosa. Si riferisce a tutte quelle storie in cui il ricercatore si trova catapultato in un mondo che non conosce e in cui la sua vita precedente gli viene totalmente sottratta, oppure a quelle fattispecie in cui è costretto a rivedere le sue strategie esistenziali perché il mondo è stato distrutto in seguito a una guerra nucleare, o ancora a quelle dinamiche narrative caratterizzate da continue anacronie che prevedono uno riazzeramento narrativo e a volte anche mnemonico della psiche del ricercatore.

Cfr. Ricomincio da capo – Io sono leggenda – La doppia ora – Memento.

  1. Duplicity

Si riferisce alle fattispecie in cui i conflitti ruotano intorno a un’inintelligibilità esistenziale e morale. Storie in cui gli alleati diventano spesso antagonisti e in cui è quasi impossibile trovare dei punti fermi e dei rapporti umani trasparenti e affidabili. La sua variante più nota è quella della dark lady, a cui il ricercatore si affida, salvo poi scoprire che la donna perseguiva un suo proprio tornaconto e faceva il doppio gioco. È una Stimmung caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà e dalla costitutiva ambiguità dei rapporti umani.

Cfr. Brick, dose mortale – Il grande sonno – I diabolici – Chinatown.

  1. Last Minute Rescue

Il protagonista si trova imprigionato e/o catapultato in una situazione/ambiente che non conosce e non sa padroneggiare ma da cui deve uscire al più presto, pena la sua vita. Spesso questa tipologia filmica è legata a un timelock, a un conto alla rovescia: se il protagonista non riuscirà a liberarsi in tempo, soccomberà.

Un’altra importante variante narrativa di questa Stimmung basata sulla temporalità è quella di una storia di detection in cui un serial killer sta per uccidere la sua ennesima vittima. L’eroe/detective dovrà riuscire a stanare l’antagonista prima che sia troppo tardi.

Cfr. Il silenzio degli innocenti – Saw, l’enigmista – Prisoners – Dirty Harry – Gravity.

  1. Conspiracy

La Stimmung della Conspiracy è legata alla tendenza di certi mondi narrativi a portare avanti trame ad alto tasso di dietrologia e complottismo. La situazioni narrative che vengono messe a tema in queste fattispecie hanno a che fare con case farmaceutiche, poteri deviati, eminenze grigie. L’eroe dovrà scoperchiare un castello (kafkiano) di menzogne e di ipocrisie, comprendendo a sue spese che il nemico ha le mani in pasta ovunque e alleati a piani molto alti. È una Stimmung in cui sono molto frequenti i colpi di scena e in cui nulla è mai quello che sembra.

Cfr. L’uomo nell’ombra – Coma profondo – Uccidete la colomba bianca – The East – Va e uccidi.

  1. Evil nature/Disaster

La natura, si sa, è matrigna, e può rivolgersi contro l’uomo da un momento all’altro. Terremoti, cicloni, incendi, animali feroci richiamano all’avventura l’eroe, risultando sempre clamorosi generatori di suspense proprio perché una calamità, indotta o naturale che sia, è qualcosa con cui tutti, nostro malgrado, potremmo un giorno confrontarci.

Cfr.  2012 – Gli uccelli – Inferno di cristallo – Lo squalo – Epidemic.

Suspense