10 film di Max Ophuls: 1 – Liebelei (1933)

Liebelei

Liebelei (Amanti folli in italiano) è il primo film rigorosamente viennese di Ophuls, tratto dall’omonima pièce dell’amato Schnitzler. In esso sono presenti tutti i temi e i tòpoi narrativi che costituiranno i premiati marchi di fabbrica del cinema ophulsiano: una Vienna palesemente posticcia ricostruita in studio, i giovani dragoni in cerca di avventure sentimentali, la centralità del punto di vista femminile, il teatro e le maschere, i valzer vorticosi, il tema del doppio, i duelli d’onore.

Girato nel 1932 e distribuito nel 1933, l’anno in cui Hitler diventa cancelliere del Reich e l’Europa inizia a sprofondare nella barbarie del nazismo, Liebelei, fedele alla lettera del dramma di Schnitzler, sposta di una quarantina d’anni l’hic et nunc della rappresentazione rispetto allo spettro criminale che sta calando sul mondo nel momento della realizzazione del film. Mentre Liebelei sta per raggiungere il successo internazionale viene incendiato il Reichstag e l’ebreo Ophuls è costretto a lasciare la Germania alle volte di Parigi dove realizza subito anche una versione francese del film, una Histoire d’Amour che non ha però la stessa freschezza dell’originale, anche se gli interpreti sono gli stessi e hanno accettato di lavorare senza compenso per favorire la nuova carriera di Ophuls. Qualche anno dopo il regista otterrà la cittadinanza francese decidendo come segno dell’avvenuta naturalizzazione di togliere la dieresi di Ophüls.

Liebelei è un film di un’essenzialità e di una semplicità disarmanti ed è forse per questo motivo che Bergman lo considerava un capolavoro assoluto, sentendolo molto vicino alle sue corde poetiche e alla sua idea di cinema (d’altra parte sia Ophuls che Bergman avevano alle spalle una solida esperienza teatrale). La vicenda è quella della giovane Christine, innamorata di un ufficiale che viene ucciso in duello dal marito di una sua ex amante. Il film inizia in maniera che più  frizzante e leggera non si potrebbe, in un teatro gremito dove viene messo in scena Il ratto del serraglio mozartiano e finisce tragicamente con un drammatico montaggio alternato sulle note della Quinta di Beethoven. La clamorosa sequenza d’apertura alla presenza dell’Imperatore è stata giustamente celebrata: lo sguardo della macchina da presa prende abbrivio da un occhio dipinto sul mascherone del sipario attraverso il quale il direttore d’orchestra scruta la sala mostrandoci la raffinata società della Vienna fin de siècle fino ad arrivare ad inquadrare in primo piano Fritz, lo sfortunato protagonista maschile di questo tragico melodramma. 

Quando viene suonato l’inno di Haydn in onore dell’Imperatore un brivido ci corre lungo la schiena e la nostra memoria storica corre subito all’Anschluss nazista del 1938. Ma siamo a cavallo tra ‘800 e ‘900 e l’Austria non è ancora annessa alla Germania. Prima di diventare l’inno nazionale tedesco infatti il brano, scritto dall’austriaco Haydn nel 1797, era stato l’inno imperiale del Sacro Romano Impero, poi diventato, in seguito alle conquiste napoleoniche,  impero austriaco.

E tra i tanti motivi di interesse del film forse il più singolare sta proprio nell’interprete principale della pellicola, quella Magda Schneider – che nel film interpreta la tipica ragazza austriaca acqua e sapone amante della musica e dei solidi valori della tradizione e di cui si invaghisce Fritz – che, non solo era l’attrice preferita del Führer (ma anche di Goebbels e Goering), ma secondo la figlia Romy, ne divenne anche l’amante durante gli anni più bui della seconda guerra mondiale, trasferendosi, a partire dal 1941, nelle vicinanze del Berchtesgaden, il Nido dell’Aquila, probabilmente per stare più vicino a Hitler.

Impossibile guardare Liebelei senza considerare che da quel momento Ophuls diventerà il regista apolide e senza patria per definizione, con uno sguardo e una macchina da presa che non riusciranno a stare più fermi, come una giostra in perenne movimento, pronta a stordirci, trascinarci e perderci nel vortice vertiginoso dei suoi carrelli ininterrotti.

Voto: 8

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