Le 30 Stimmung e le tipologie della suspense

Suspense Writers Guild

Analizzando un corpus di circa 1000 film di detection (o comunque che fanno ricorso a strutture narrative e a situazioni tematiche derivate dal macro-genere detection), abbiamo individuato 30 “Stimmung narrative”: situazioni esistenziali archetipe in cui può venire a trovarsi l’eroe/ricercatore e che sostanziano e determinano il mondo narrativo del cinema (che gravita attorno alla detection) e il profilo psicologico/esistenziale del protagonista. Non si autoescludono tra di loro, per cui può tranquillamente capitare che in un film siano presenti due o più Stimmung.

Le Stimmung sono figure catalizzatrici e acceleratrici di suspense nel senso che, quando sono presenti, innescano spesso un feedback/transfert esistenziale con lo spettatore, aumentando considerevolmente il livello di empatia/identificazione. Sono altresì situazioni narrative che risultano costitutivamente caratterizzate da un senso di angoscia, incertezza e provvisorietà e che postulano quindi uno sviluppo e/o un ribaltamento prossimi a venire.

Ogni Stimmung è caratterizzata da una costellazione che miscela in maniera peculiare tropi, strumenti di costruzione (uso di anacronie, spostamenti del punto di vista, cliffhangers, etc.) situazioni tematiche e narrative, che veicolano e pre-determinano una diversa tipologia di suspense, che abbiamo distinto e classificato a partire appunto dall’analisi di 30 film (uno per ciascuna Stimmung).

  1. Become the Other

Quei thiller in cui il protagonista tende progressivamente a tramutarsi in un Altro (spesso maturando comportamenti ossessivi e/o patologici), sia esso l’antagonista, piuttosto che una persona appartenente a un suo passato fantasmatico, generando un’ambiguità e/o una sovrapposizione esistenziale.

È una tipologia narrativa usata di frequente nella detection a sfondo fantascientifico, dove “per diventare un altro” è possibile fare ricorso a una tecnologia/interfaccia cibernetica.

Cfr. Moon – Inserzione pericolosa – Strangedays – eXistenZ.

  1. Control/Metaphysical gap

La maggior parte dei nessi logici, i rapporti di causa effetto, il principio di causalità narrativa del “post hoc ergo propter hoc”, in altre parole, i normali criteri di intelligibilità di un mondo narrativo, sembrano essere (stati) sospesi o comunque funzionare in maniera diversa da come avviene generalmente in un film.

Il ricercatore (e con lui lo spettatore) si trova da subito in difficoltà perché gli indizi che gli si presentano davanti non sembrano poter essere ricondotti a un principio unificatore e la ri-costruzione di un senso/significato che da quegli indizi/tracce dovrebbe scaturire è immancabilmente – e ironicamente – destinata allo scacco.

Ѐ una Stimmung caratterizzata spesso da un minimalismo ironico e demenziale e da una suspense depotenziata e sotto traccia ma, forse, proprio per questo, più disturbante ed efficace.

Cfr. The Limits Of Control – Wrong – Being John Malkovich – Inland Empire.

  1. Dead or Alive?

Quei thriller, spesso a tinte metafisiche, il cui focus narrativo e tematico ruota attorno a un’ambiguità ontologica tra diversi livelli di realtà; nelle sue declinazioni thriller/horror, ad esempio, la contiguità tra mondo dei vivi e mondo dei morti in cui è venuta meno ogni trascendenza e in cui il conflitto narrativo e la contiguità/confusione tra vivi e morti sono completamente immanenti, come nel composito filone zombie in cui, in genere, un misterioso virus procura un devastante contagio mimetico a causa del quale i vivi si tramutano progressivamente in morti (viventi) e in cui spesso la distinzione tra i due gruppi di (post)umani diventa solo una questione di punti di vista. Sono spesso caratterizzati da un forte senso di sospensione, se non addirittura di evanescenza fantasmatica.

Cfr. The Others – Il sesto senso – Le verità nascoste – Shutter Island.

  1. Entanglement

L’Entanglement è una fattispecie tematico/narrativa molto presente in alcune incursioni del cinema d’autore nella detection in cui, come nella meccanica quantistica, viene sospeso il principio di non contraddizione, e due situazioni narrative apparentemente contraddittorie possono coesistere tra di loro.

Cfr. Inland Empire – Strade perdute – A Venezia… un dicembre rosso shocking – Una sera, un treno.

  1. Handicap

Il ricercatore, che si trova di colpo catapultato di fronte a un problema molto più grande di lui, non è ancora in grado di affrontare le novità presentate dal suo improvviso ingresso nel mondo straordinario e da un antagonista formidabile che non gli dà tregua, anche a causa di una menomazione fisica e/o psicologica che lo costringe all’impotenza; finché, finalmente, riesce ad attingere alle sue energie e risorse più riposte che gli consentono di superare il suo handicap e il suo fatal flaw, sconfiggere l’antagonista, e ritornare, trasformato, al suo mondo ordinario.

È una Stimmung che costringe il protagonista a fare i conti con la propria finitudine e i propri limiti. L’Handicap è uno dei più potenti generatori di suspense in circolazione. Da un punto di vista narrativo, infatti, la disabilità non si riferisce mai soltanto a una menomazione che limita le capacità dell’eroe ma è, più originariamente, il segnale di una mancanza che anela insieme a una completezza, a un superamento e a una pacificazione (Disability Superpower).

Cfr. Gli occhi della notte – Proof, istantanee – Vertigo, la donna che visse due volte – The Village.

  1. Identity Trouble

Quelle tipologie narrative in cui il conflitto è tutto interno ad un problema identitario. Si configurano spesso attraverso un trauma mnemonico che taglia i ponti con il passato, o attraverso un banale equivoco generato da uno scambio di persona. Sono caratterizzate da un senso di indecisione e di precarietà.

Cfr. Memento – Vertigo – Allucinazione perversa – Shutter Island.

  1. Escape/Survival

L’Escape/Survival è la Stimmung della libertà, di cui è momentaneamente privo il protagonista, più spesso una libertà di carattere fisico ma a volte anche una libertà di tipo mentale, psicologico o sentimentale. In genere vengono raccontate storie incentrate su progetti di fuga da qualsiasi situazione che minacci, violi o limiti la libertà o addirittura la vita del protagonista.

Cfr. Gravity – Legami! – Misery non deve morire – La scomparsa di Alice Creed.

  1. Lost/Nihilism

Qualcosa (si) è smarrito e il ricercatore vive problematicamente questa mancanza, anelando a ritornare alla pienezza dei suoi giorni migliori. Spesso la perdita riguarda l’eroe in prima persona, che si trova di colpo catapultato in un luogo che non conosce e all’interno del quale non riesce a orientarsi.

Una variante significativa è costituita dalle storie di detection in cui, dalla messa a tema di una progressiva e inesorabile perdita di senso, conseguono il nichilismo e il disincanto come unico metro per guardare e giudicare la realtà.

Cfr. Memories of Murders – Kill List – Killer Joe – Funny Games.

  1. Mediatic

La Stimmung Mediatic ha a che fare con tutte con quelle fattispecie narrative in cui lo spettatore si trova a disporre – già prima della visione del film – di elementi para o extra testuali che gli consentono di proiettare sul film significati informativi ed emozionali che vanno oltre la “lettera” del film vero e proprio. Spesso i film che utilizzano questa Stimmung ricostruiscono circostanze storiche particolarmente significative o, in altri casi, lo spettatore viene informato già in fase di lancio del film di aspetti tecnico/diegetici (ma anche ideologici) che predeterminano e veicolano la sua esperienza spettatoriale.

Cfr. Boyhood – Fahrenheit 9/11 – Cloverfield – La caduta.

  1. Plan-heist

È la Stimmung dell’iper-programmazione, riferibile a narrazioni basate interamente o in gran parte su di un’azione caratterizzata da una progettualità ben definita e finalizzata a un obiettivo molto preciso. Una rapina in banca, dei documenti da recuperare, una persona da salvare o rapire. Le situazioni narrative del Plan-heist ruotano intorno a un repertorio di variazioni abbastanza limitato ma che riescono sempre a innescare una forte suspense proprio perché il rapporto potenza-atto/intenzione-obiettivo prefigura degli outcomes facilmente individuabili dallo spettatore. In molte declinazioni di questa Stimmung la conclusione è ironica e beffarda, con i protagonisti che subiscono un clamoroso scacco.

Cfr. Mission impossible – Rapina a mano armata – Rififi – I diabolici – Inside Man.

  1. See the Future

Il conflitto principale è generato dal fatto che il protagonista riesce a vedere o a entrare in contatto con qualcosa che non si è ancora verificato e cerca di cambiare il corso degli eventi per impedire che avvenga. È una Stimmung di telos, tutta proiettata verso un obiettivo già in parte definito e su cui il film torna in continuazione.

Cfr. Ritorno al futuro – Paychek – Minority Report – Cypher – L’esercito delle 12 scimmie.

  1. We Know/Sadistic Safe

Tipologia di suspense in cui lo spettatore è messo al corrente di molte situazioni narrative sin dall’inizio della storia, mantenendo un vantaggio di conoscenze sul protagonista principale fino alle fine del film; gap cognitivo ed emozionale che (spesso) aumenta esponenzialmente il livello della suspense, portando allo sfinimento lo spettatore per l’impotenza di non riuscire a comunicare al protagonista il pericolo che sta correndo (look out!).

Del resto, seppure sia evidente che sta per succedere qualcosa di terribile, siamo ben lieti di potere partecipare a un paio d’ore di torture e di sevizie dalla nostra comoda posizione di sicurezza, sicuri in fondo che le due ore di barbarie a cui assisteremo saranno emendate e trasfigurate dalla certezza e dall’inevitabilità del lieto fine.

Cfr. Funny Games – Nodo alla gola – I fantasmi del cappellaio – Birthday Girl.

  1. Breaking Bad

Nella tipologia narrativa del Breaking Bad il personaggio protagonista, presentato inizialmente come positivo, è poi soggetto a uno switch esistenziale che lo trasforma moralmente e narrativamente in qualcuno/qualcosa di radicalmente diverso, quasi sempre connotato negativamente, finendo per rivelarsi come il vero antagonista.

Tanto più, nelle prime fasi del film, il personaggio viene presentato come buono, equilibrato, ingenuo quanto più, non appena il conflitto narrativo verrà innescato, la sua trasformazione risulterà radicale.

Cfr. Hard Candy – Eva contro Eva – Case 39 – Che fine ha fatto Baby Jane? – Gli insospettabili.

  1. Drive to Distraction

Il protagonista, personaggio in genere positivo e con cui è facile identificarsi, viene progressivamente condotto alla follia. La suspense si muove (quasi) sempre tra due binari che generano un dubbio narrativo: c’è qualcuno che lo vuole fare impazzire per motivi di convenienza personale o l’eroe ha effettivamente una psiche disturbata?

Quasi sempre la follia del protagonista si rivela una falsa pista.

Cfr. Take Shelter – Angoscia – Rosemary’s Baby – Effetti collaterali.

  1. Plato’s Cave

L’eroe comincia ad avvertire qualcosa di dannatamente problematico nel modo in cui egli fa esperienza del mondo; è in atto una sorta di sovvertimento epistemico e conoscitivo che non gli consente di comprendere la realtà in maniera autentica perché qualcuno (spesso il suo antagonista) trae vantaggio da questo ribaltamento. Similmente a quanto avviene nella caverna platonica, la sua esperienza del mondo è monca e parziale fino a quando qualcuno/qualcosa non gli indica una via differente che gli dà la forza per squarciare il velo di Maya, uscire alla luce del sole e accedere alla “vera” realtà, che spesso però risulta più problematica e dolorosa di quella apparente.

 Cfr. The Village – Kynodontas – The Truman Show – Una pura formalità.

  1. Vanishing

Il protagonista o qualcuno a lui caro svaniscono improvvisamente nel nulla. Il conflitto narrativo sta nel riuscire a comprendere che fine abbia fatto e a individuare chi siano gli antagonisti da combattere. Il carattere fondante di questa Stimmung è un senso di mancanza e incompletezza.

Cfr. About Elly – La signora scompare – Psycho – Frantic – Spoorloos.

  1. Hunted “Guilty” Man

La Hunted “Guilty” Man prevede che il protagonista sia, oltre che un improvvisato investigatore, anche il principale indiziato. Il detective non è più il cacciatore, ma l’animale braccato che deve dimostrare a tutti (anche alle persone a lui più vicine) la sua innocenza. Qui la detection, tutta declinata al negativo, si interroga sullo statuto ambiguo della verità e sulla finitudine come colpa.

Cfr. Essential Killing – Il fuggiasco – La caccia – Non è un paese per vecchi.

  1. Something from the Past/Stalker

Qualcuno/qualcosa riemerge improvvisamente dal passato del protagonista e rischia di scompaginargli o di rovinargli la vita. È una tipologia narrativa che ha quasi sempre a che fare con un rimosso e/o una macchia tragica dell’eroe che non è mai stato in grado o non ha mai voluto affrontare fino a quel momento.

Una sua variante racconta la presenza ossessiva di uno stalker che intende ottenere qualcosa dal protagonista. Il ribaltamento è spesso in agguato e il protagonista può diventare lo stalker dello stalker.

Cfr. A History of Violence – Cape Fear – Bed Time – Following.

  1. Revenge

Tutte quelle storie basate sul desiderio di vendetta e di odio per un crimine o un torto subito dal protagonista in un passato dapprima indeterminato che, con l’avanzare della narrazione, si precisa e si chiarisce sempre di più. La dinamica narrativa è spesso costruita su una parabola di ribaltamento, per cui il torto subito viene poi inferto e il rapporto carnefice-vittima si rovescia.

Cfr. Gemini – Old Boy – Pietà – I Saw the Devil.

  1. Road to Hell/Hallucination Trip

È una Stimmung molto presente nel noir, nella quale il protagonista viene progressivamente gettato in una dimensione allucinatoria e infernale, senza via d’uscita e dalla quale non c’è redenzione possibile. È spesso caratterizzata da una spirale di violenza che porta a un annichilimento del protagonista (e dello spettatore).

Una sua variante è una versione più alleggerita, divertita e surreale in cui il ricercatore si trova a fronteggiare un vero e proprio campionario di situazioni assurde e surreali in cui le normali leggi di realtà sono sospese.

Cfr. Fuori orario – Detour – Snowtown – Fuoco cammina con me.

  1. Serendipity/By Chance

La Serendipity/By Chance è una fattispecie narrativa ed esistenziale in cui il ricercatore, quasi per eterogenesi dei fini, cercando una cosa, finisce per trovarne un’altra molto più significativa, che irrobustisce e getta nuova luce sul conflitto narrativo; spesso presente nelle incursioni della detection nella fantascienza.

Cfr. Le verità nascoste – Matchpoint – Il terrore corre sul filo – Solaris.

  1. Invisible Enemy/Mousetrap

Un pericolo invisibile minaccia il ricercatore. Nel cercare di individuare chi siano i suoi nemici l’eroe ne sperimenta gli effetti nocivi ma non riesce a comprenderne le cause che restano nascoste. Quasi sempre le persone che combattano insieme a lui soccombono e soltanto alla fine la verità emerge in tutta la sua forza destabilizzante, ma a prezzo di sacrifici umani e morali.

Spesso la variante è costituita dalla storia di un luogo/ambiente che ha una forza/identità narrativa e diventa una vera e propria trappola, a causa di una maleficio o per la presenza di un perfido burattinaio/antagonista che soltanto alla fine rivelerà la sua identità al ricercatore.

Cfr. La cosa – Alien –The Grey – Saw, l’enigmista.

  1. Zoom In/Voyeur

È una Stimmung presente in quei film di detection in cui improvvisamente qualcosa, attraverso la sua osservazione/ascolto reiterata, assume un significato inaudito e del tutto imprevedibile che accelera la risoluzione del conflitto. È una Stimmung ossessiva che ha sete di vedere e di sapere e spesso insiste su dettagli apparentemente privi di significato per cambiarli completamente di segno e che, in questo modo, finiscono spesso per assumere un carattere fantasmatico. Una delle declinazioni più ricorrenti di questa Stimmung è rappresentata dall’espediente narrativo dell’interrogatorio. In questo caso non è un oggetto, una fotografia, un filmato, una registrazione di qualche tipo che viene forzata e scandagliata per farne emergere una verità celata, bensì un personaggio in carne ed ossa.

Cfr. Blow Up – La conversazione – Professione reporter – Lo sconosciuto del lago.

  1. POV (Point of View) – Jigsaw

La Stimmung Point of View ha a che fare con quelle storie di detection in cui è centrale la questione dello sguardo e della focalizzazione (da che punto di vista è raccontata la storia?) e in cui è proprio la tipologia di sguardo a generare la suspense.

Molto spesso è corroborata dall’utilizzo di tecniche registiche intese ad aumentare l’identificazione dello spettatore, come la soggettiva, il piano sequenza, il found footage e la telecamera nascosta.

Una variante fondamentale è quella per cui il punto di vista (sia esso veicolato con una voice over o semplicemente attraverso degli accorgimenti registici), presentato come oggettivo e imparziale, veicola invece contenuti narrativi fittizi, per consentire poi un turning point emozionale e cognitivo di grande effetto.

Cfr. I soliti sospetti – La donna del lago – Cloverfield – Rec.

  1. Aenigma/Charade

Stimmung tipica del giallo classico in cui si tratta “semplicemente” di capire chi ha fatto cosa (Whodunit), attraverso una serie di colpi di scena, di false piste e di processi di agnizione, che attivano più una specie di divertita curiosità intellettuale piuttosto che un sentimento di angoscia e precarietà.

Le sue varianti più note sono quelle della camera chiusa e del delitto impossibile. L’Aenigma è uno stato d’animo che genera curiosità e ansia per la scoperta del colpevole e di come andrà a finire la storia, ma in genere non attiva un reale cambiamento esistenziale del protagonista.

Un’altra variante è quella relativa a una fattispecie narrativa in cui il protagonista inizia un “gioco” quasi per caso e “in punta di piedi”, pensando di potere mantenere la situazione tranquillamente sotto controllo, diventando invece il gioco un gioco al massacro senza esclusione di colpi, con continui ribaltamenti di fortuna tra il ricercatore e l’antagonista.

Cfr. Gli insospettabili – Assassinio sull’Oriente Express – Profondo rosso – The Game.

  1. Beginning/What if

È la Stimmung del principiare o del riiniziare qualcosa. Si riferisce a tutte quelle storie in cui il ricercatore si trova catapultato in un mondo che non conosce e in cui la sua vita precedente gli viene totalmente sottratta, oppure a quelle fattispecie in cui è costretto a rivedere le sue strategie esistenziali perché il mondo è stato distrutto in seguito a una guerra nucleare, o ancora a quelle dinamiche narrative caratterizzate da continue anacronie che prevedono uno riazzeramento narrativo e a volte anche mnemonico della psiche del ricercatore.

Cfr. Ricomincio da capo – Io sono leggenda – La doppia ora – Memento.

  1. Duplicity

Si riferisce alle fattispecie in cui i conflitti ruotano intorno a un’inintelligibilità esistenziale e morale. Storie in cui gli alleati diventano spesso antagonisti e in cui è quasi impossibile trovare dei punti fermi e dei rapporti umani trasparenti e affidabili. La sua variante più nota è quella della dark lady, a cui il ricercatore si affida, salvo poi scoprire che la donna perseguiva un suo proprio tornaconto e faceva il doppio gioco. È una Stimmung caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà e dalla costitutiva ambiguità dei rapporti umani.

Cfr. Brick, dose mortale – Il grande sonno – I diabolici – Chinatown.

  1. Last Minute Rescue

Il protagonista si trova imprigionato e/o catapultato in una situazione/ambiente che non conosce e non sa padroneggiare ma da cui deve uscire al più presto, pena la sua vita. Spesso questa tipologia filmica è legata a un timelock, a un conto alla rovescia: se il protagonista non riuscirà a liberarsi in tempo, soccomberà.

Un’altra importante variante narrativa di questa Stimmung basata sulla temporalità è quella di una storia di detection in cui un serial killer sta per uccidere la sua ennesima vittima. L’eroe/detective dovrà riuscire a stanare l’antagonista prima che sia troppo tardi.

Cfr. Il silenzio degli innocenti – Saw, l’enigmista – Prisoners – Dirty Harry – Gravity.

  1. Conspiracy

La Stimmung della Conspiracy è legata alla tendenza di certi mondi narrativi a portare avanti trame ad alto tasso di dietrologia e complottismo. La situazioni narrative che vengono messe a tema in queste fattispecie hanno a che fare con case farmaceutiche, poteri deviati, eminenze grigie. L’eroe dovrà scoperchiare un castello (kafkiano) di menzogne e di ipocrisie, comprendendo a sue spese che il nemico ha le mani in pasta ovunque e alleati a piani molto alti. È una Stimmung in cui sono molto frequenti i colpi di scena e in cui nulla è mai quello che sembra.

Cfr. L’uomo nell’ombra – Coma profondo – Uccidete la colomba bianca – The East – Va e uccidi.

  1. Evil nature/Disaster

La natura, si sa, è matrigna, e può rivolgersi contro l’uomo da un momento all’altro. Terremoti, cicloni, incendi, animali feroci richiamano all’avventura l’eroe, risultando sempre clamorosi generatori di suspense proprio perché una calamità, indotta o naturale che sia, è qualcosa con cui tutti, nostro malgrado, potremmo un giorno confrontarci.

Cfr.  2012 – Gli uccelli – Inferno di cristallo – Lo squalo – Epidemic.

Suspense

 

David Lynch e il cinema dell’incompossibilità

Lynch - Twin Peaks

È stato lo stesso Lynch ad aver proposto, per rendere conto della costruzione narrativa e visiva dei suoi film, l’immagine del nastro di Moebius, ovverosia di una figura le cui superfici, interna ed esterna, non sono separate da alcun bordo, ma trapassano l’una nell’altra senza soluzione di continuità. Lo spettatore è costantemente trascinato dal flusso delle immagini, e lo schermo diventa una specie di membrana osmotica che coincide direttamente con la retina dello spettatore. Forse, quando parliamo dell’opera di Lynch, non è neppure corretto usare il termine spettatore, dato che l’esperienza a cui ci sottopone è quella di una torsione continua della nostra posizione, fino al punto in cui non è più possibile individuare un occhio a cui appartiene lo sguardo che inquadra il campo del visibile. Non bisognerebbe del resto dimenticare come la pellicola cinematografica sia, conformemente al suo etimo, una “piccola pelle”, di cui, per quanto sottile essa sia, non si potrà mai escludere che essa abbia a degenerare e accrescerci metastaticamente fino a identificarsi con quello stesso interno che essa dovrebbe invece contenere. Il che equivale ad ammettere che il passaggio dal recto al verso possa avvenire in un punto qualunque, con un détournement improvviso, letteralmente inesplicabile e imprevedibile.

Nella sua configurazione più canonica ed emblematica, commenta Žižek, quella delle storie di detection, dopo lo shock dell’omicidio che spezza la catena di nessi causali dei significati, la suspense lynchana indica proprio la necessità di ri-simbolizzare il trauma di questo passaggio improvviso e reintegrarlo nell’ordine simbolico. In termini lacaniani si potrebbe dire che il rapporto con la realtà iper-mediatizzata in cui siamo immersi si configura tendenzialmente secondo schemi di prevedibilità, se non addirittura di addormentamento (Lacan parla esplicitamente di “sonno dell’io”), nel senso che nella nostra frequentazione abitudinaria della Realtà (così come in quella di un mondo narrativo) tendiamo ad “addormentarci”, cioè presupponiamo che la Realtà risponda a un certo ordine naturalmente evidente che diamo per scontato. La Realtà è qualcosa che non ci sorprende e che risponde a uno statuto di percezione canonico e regolare garantendoci un rapporto sufficientemente stabile con il mondo (e con il film).

La finalità principale della suspense lynchana è legata allora all’emergere di una crepa del simbolico che scardina la coesione dei significanti della Realtà. In questo senso la suspense è associata a un trauma che introduce nella nostra vita una discontinuità che spezza il sonno routinario della Realtà. Il cinema di Lynch è caratterizzato dal prorompere di una dimensione incubotica e fantasmatica che scardina le categorie (innanzitutto linguistiche) del nostro rapporto abitudinario con il mondo.

Ma attenzione. I livelli di realtà che Lynch mescola tra di loro, non sono contradditori, quanto tutti occupanti, a dispetto della loro incompossibilità, un medesimo piano ontologico, le cui coordinate non coincidono evidentemente né con quelle che cartesianamente definiscono lo spazio (e il tempo) al cui interno ci muoviamo, né con quelle attorno alle quali si organizzano i nostri vissuti psicologici e la nostra esperienza interiore.

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Come avviene nella meccanica quantistica e nel fenomeno dell’entanglement, nel cinema di Lynch viene apparentemente sospeso il principio di non contraddizione, e due situazioni narrative inconciliabili possono trovarsi a coesistere tra di loro e godere di uguale dignità ontologica. L’immagine del resto non è mai soltanto immagine di qualcosa, ma è già in sé qualcosa e pertanto non ha bisogno, per esistere, di alcun correlato reale.
La nostra realtà è sempre un tutt’uno, un intreccio del “come stanno le cose”, ovverosia della oggettiva serie degli eventi che costituiscono le nostre vite, e della nostra interpretazione soggettiva, influenzata dai nostri desideri, dalle nostre proiezioni immaginarie. È proprio nella misura in cui esso scinde nettamente queste due dimensioni per poi presentarle disgiuntamente, l’una accanto all’altra, che il cinema di Lynch produce il suo shock straniante, paragonabile all’effetto che ci procurerebbe la visione di un corpo disossato, la cui carne e i cui muscoli stessero indolentemente accanto allo scheletro che ordinariamente li sorregge.

da Suspense! Il cinema della possibilità, Orthotes editrice (2016).

Il silenzio degli innocenti (1991)

STIMMUNG: Last Minute Rescue
Costellazione: Le paludi della morte, 88 minuti, Speed, PrisonersDirty Harry
Tropes: Affably Evil, Alone With Th Psycho, Cold-Blooded TortureMale Gaze, Night-Vision Goggles, Serial Killer, Uncanny Valley, Bittersweet Ending
Tipologie di suspense: Minus, Safety, Plot/Device, Sub specie Chronos
Acceleratore di suspense: Visore a raggi infrarossi
Stimmung incrociate: Handicap, Invisible Enemy/Mousetrap, Escape/Survival, Zoom In/Voyeur

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Nella Stimmung del Last Minute Rescue il protagonista si trova imprigionato e/o catapultato in una situazione/ambiente che non conosce e non sa padroneggiare ma da cui deve uscire al più presto, pena la sua vita. Spesso questa tipologia filmica è legata a un timelock, a un conto alla rovescia: se l’eroe non riuscirà ad agire e/o liberarsi in tempo, soccomberà quasi per certo. È il caso di tantissimi film anche molto diversi tra di loro, ma in cui l’elemento unificante è sempre quello del salvataggio all’ultimo secondo, del quale è esempio emblematico Speed (1994), in cui l’eroe è chiamato a evitare che un bus carico di passeggeri – su cui è stata innescata una bomba e che non può scendere sotto le 50 miglia orarie – esploda sulle strade di Los Angeles, e dove la tensione è costruita su un continuo susseguirsi di auto schivate all’ultimo secondo e di strade che si interrompono improvvisamente. Le singole sequenze di suspense acquistano significato soltanto a partire dall’obiettivo generale che sarà raggiunto con la scena madre conclusiva e con l’ultima azione dell’eroe che riuscirà a trovare le energie necessarie per la spallata risolutiva che sconfigge definitivamente l’antagonista.

Una delle declinazioni narrative più ricorrenti di questa Stimmung basata sulla temporalità è una storia di detection in cui un serial killer sta per uccidere la sua ennesima vittima. L’eroe/detective dovrà riuscire a stanare l’antagonista prima che sia troppo tardi, altrimenti l’ostaggio morirà. In genere in questo tipo di storie la messa in scena è cruda e particolarmente realistica, come avviene per esempio in Prisoners (2014) dove l’Unheimliche e il dark side della provincia agiscono proprio in forza dell’attenzione certosina (non priva di nuance e contraddizioni) con cui vengono raccontati un territorio e il suo mondo narrativo.

È quello che succede anche ne Il silenzio degli innocenti, forse il miglior thriller che sia mai stato realizzato, visto che presenta tutti gli elementi maggiormente codificati di questo particolare genere della detection. Va da sé allora che nel film di Demme le dinamiche della suspense si sprigionino con una potenza davvero vertiginosa anche grazie a una precisione registica chirurgica nella messa in scena e nella direzione degli attori. Come abbiamo visto nella prima parte di questo saggio, infatti, tra i sottogeneri della detection è il thriller – che, non a caso, si è soliti far corrispondere alla tipologia indicata da Todorov come “romanzo a suspense” – il genere in cui la suspense risulta maggiormente sostenuta, proprio per la sua capacità di farsi carico di opzioni morali ed esistenziali di grande portata, e insieme perché, nonostante in esso permangano elementi della dimensione tipicamente more geometrico del giallo classico, continua a sussistere anche un fondo oscuro e irrazionale.

Quali sono dunque i principali congegni narrativi utilizzati da Demme per sostenere le molteplici sequenze di suspense che rendono Il silenzio degli innocenti il prototipo del thriller perfetto? Il primo e forse più importante elemento narrativo del film di Demme è rappresentato dalle caratteristiche della sua protagonista, l’agente Clarice Sterling che ci viene da subito presentata come una giovanissima recluta dell’FBI che si trova a operare in un ambiente totalmente maschile e maschilista e quindi ostile e con la quale, va da sé, iniziamo a empatizzare sin da subito. Per poter arrestare Buffalo Bill, un pericoloso serial killer che uccide solo giovani ragazze, l’agente viene incaricata di fare domande riguardanti il killer a un prigioniero di nome Hannibal Lecter, un coltissimo psichiatra antropofago, che potrebbe contribuire alle indagini grazie alle sue conoscenze sull’assassino e sul suo modus operandi. Lecter decide di assecondare le richieste della giovane recluta specificandole però che egli non concede mai niente in cambio di nulla: rivelerà tutto ciò che sa soltanto se Clarice si confiderà con lui circa i tormentati e tragici ricordi della sua infanzia, costringendola a un inevitabile tuffo nel passato e a una lotta con se stessa e le sue paure.

Contro ogni (nostra) previsione e malgrado la potenza quasi demoniaca del suo personaggio, Lecter non è l’antagonista da combattere ma l’alleato/analista della protagonista, la (sua) parte oscura che Clarice è chiamata a razionalizzare, e dovrà coadiuvarla nel suo percorso, insieme d’indagine ed esistenziale, per trovare delle evidenze e delle prove circa l’identità del famigerato serial killer Buffalo Bill e impedirgli di uccidere ancora.

L’incontro con il serafico antropofago criminale è però devastante per Clarice (così come per noi), a tal punto sconvolgente da rivelarci appunto il suo fantasma, un’inquietante visione di agnellini che belano in maniera straziante perché destinati al macello, che ha dato a Demme lo spunto per il titolo originale del film. C’è dunque una macchia tragica che aleggia sulla nostra protagonista: grazie a un flashback capiamo che non ha ancora elaborato la morte dell’amato padre poliziotto, aspetto che ci permette di comprendere anche un episodio della prima mezz’ora del film, quando durante un addestramento scopriamo che il punto debole di Clarice non è soltanto psicologico ma anche fisico; non riesce infatti a controllare la situazione alle sue spalle, c’è come una macula cieca, un angolo cieco della propria visuale che non le consente ancora di vedere e di sapere tutto. Non è insomma ancora pronta per essere un vero agente come lo era stato il padre. Quando sarà in grado di guardarsi anche alle spalle, le sue paure e i suoi nemici saranno definitivamente sconfitti.

Dicevamo che Il silenzio degli innocenti è un film ipercodificato e, infatti, Demme segue a tal punto il manuale (che peraltro è lui a stesso a scrivere), da farci restare sulla sua protagonista per tutto il primo atto del film (la prima mezz’ora), tanto che quando improvvisamente il punto di vista del film si sposta sulle azioni di Buffalo Bill dobbiamo riconsiderare la nostra posizione spettatoriale. In effetti, nel thriller non è raro assistere al ribaltamento della regola aurea del giallo classico, secondo la quale l’identità del colpevole è rivelata soltanto alla fine. Il pubblico ha infatti il privilegio e la responsabilità di conoscere in netto anticipo sull’eroe chi è il colpevole perché il punto di vista del film si sposta spesso su di lui; nel thriller l’antagonista ha lo stesso peso narrativo dell’eroe, a differenza di quello che succede nel giallo dove spesso il cattivo è poco più di una macchietta priva di spessore psicologico e che quindi non fa quasi mai davvero paura.

Lo spostamento del punto di vista tra eroe e antagonista è lo strumento di costruzione più identificativo di questa Stimmung perché ci consente di disporre di molte più informazioni del protagonista e di sapere in anticipo quali pericoli gravano sull’eroe con cui nel frattempo abbiamo fortemente empatizzato, aumentando esponenzialmente il livello della suspense. Demme alterna i due punti di vista per buona parte del secondo atto, seguendo da una parte il percorso di detection di Clarice coadiuvata dal suo inquietante alleato e, parallelamente, Buffalo Bill che nel frattempo ha catturato e imprigionato la sua ennesima vittima; poi, inaspettatamente e inavvertitamente, finisce per farli coincidere. Quando la Sterling si reca a effettuare un sopralluogo di routine nella casa di un sospettato, viene informata dai colleghi che una squadra si sta recando in un’abitazione dove è pressoché certa la presenza del killer. A quel punto Demme stacca la mdp da Clarice e sposta la nostra attenzione sull’operazione che un nutrito drappello di poliziotti sta compiendo proprio in quel momento a decine di chilometri di distanza da dove si trova la donna. La scelta di lasciare la ragazza per focalizzare la nostra attenzione sulla probabile cattura di Buffalo Bill è del tutto comprensibile ma, contro ogni aspettativa, scopriamo che la casa è vuota: a quel punto sappiamo con certezza che Clarice – che peraltro ritiene che il killer sia da tutt’altra parte – si troverà ad affrontare il suo antagonista da sola.

Nella celebre battaglia finale, per sorprendere il detective Sterling che lo ha ormai stanato all’interno del covo, il suo antagonista Buffalo Bill spegne la luce facendo sprofondare tutto l’ambiente nel buio più pesto e rendendole impossibile comprendere da che parte provenga la minaccia. La suspense di questa scena viene implementata dall’espediente di far coincidere lo sguardo dello spettatore con gli occhi del killer psicopatico che indossa un visore a raggi infrarossi che gli consente di vedere anche al buio. Buffalo Bill quindi, attraverso un micidiale cortocircuito diegetico, condivide lo sguardo con lo spettatore che si trova a provare angoscia e impotenza per Clarice perché è costretto a partecipare allo sguardo del suo carnefice, in una sadica condivisione scopica con l’assassino. Soltanto quando Clarice sta per soccombere, quando sembra che il (suo) tempo sia ormai scaduto, trovandosi in condizioni di totale inferiorità rispetto al suo antagonista, la ragazza riesce ad attingere alle sue energie più riposte e a quell’istinto a cui ha sempre avuto paura di affidarsi, riuscendo ad azionare quella capacità di (pre)visione che per tutto il film aveva cercato, che le consente di eliminare finalmente la sua macula cieca, di guardarsi alle spalle superando il proprio ghost e di sconfiggere definitivamente il suo avversario.

Dal libro Suspense! Il cinema della possibilità, Orthotes editore.