Perché “Tales from the Loop” è la serie più bella che possiate guardare in questi giorni di quarantena

Nel romanzo capolavoro di Raymond Roussel, Locus Solus, pubblicato in coincidenza con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, il protagonista, lo scienziato Martial Cantarel, conduce i propri ospiti a visitare il suo parco tecnologico colmo di mirabilia artificiali attraverso una passeggiata/esplorazione scandita in sette tappe a ognuna delle quali corrisponde una delle meravigliose invenzioni di Cantarel (la signorina, un complicato apparecchio che mentre produce un mosaico di denti umani riesce a predire il futuro, la gabbia di vetro in cui i morti vengono resuscitati grazie a pozioni alchemiche e altre mirabolanti macchine celibi che influenzarono enormemente anche Marcel Duchamp).

Ma, laddove Locus Solus con la sua straordinaria riflessione sul carattere eminentemente linguistico dell’arte, della tecnica e dell’immaginazione, è considerato un riferimento per le avanguardie e il grande antesignano del Surrealismo, Tales from the Loop si muove, au contraire, nei solchi di un minimalismo narrativo e fantascientifico rigorosissimo (splendida in questo senso la soundtrack di Philip Glass), che appare una scelta decisamente originale in un panorama seriale in cui, sempre di più, si tende a caricare, a sovraesporre, a esasperare dinamiche narrative e elementi tematici, venendo meno, tra le altre cose, al principio aureo del rasoio di Occam.

La serie ideata da Nathaniel Halpern è ambienta a Mercer, una cittadina  apparentemente simile a tante altre, nel cui sottosuolo è però attivo un misterioso centro di ricerca, una specie di laboratorio fisico sul modello del CERN di Ginevra, su cui opportunamente viene detto pochissimo, che è stato ribattezzato Loop (anche a rimarcare la centralità dell’elemento temporale all’interno della serie). Il Loop è stato fondato da Russ Willard (un grande Jonathan Pryce), novello Martial Cantarel, scienziato umanissimo e nonno premuroso, il cui scopo è quello di esplorare i misteri dell’universo, mostrando e realizzando tutto ciò che l’umanità ha fin lì ritenuto impossibile

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Tales from the Loop mette in scena un’ucronia retrofuturista, un presente alternativo che è conseguenza di uno sviluppo storico-scientifico-culturale parzialmente diverso dal nostro, in una realtà e in una messa in scena per il resto del tutto simile a quella in cui viviamo, con l’unica eccezione della scelta del tipo di tecnologie utilizzate all’interno del racconto (per lo più robot, computer e strumenti informatici che attingono a un immaginario molto vintage e decadente, a metà tra quello da guerra fredda degli anni Cinquanta e quello più pop e nerd degli anni Ottanta dello scorso secolo e che fanno riferimento a una serie di illustrazioni firmate dal disegnatore Simon Stålenhag, ma che ci hanno fatto pensare anche a diversi titoli videoludici costruiti attorno a rovine tecnologiche e a robot malandati e obsoleti immersi in una natura selvaggia come ad esempio Horizon Zero Dawn).

La prima impressione che si ha approcciandosi alla serie è quella di trovarsi di fronte a un Black Mirror in salsa esistenzialista e poetica. Ma in Tales from the Loop non ci sono gli apologhi umanistici (e spesso moralistici) della serie creata da Charlie Brooker che, ostracizzando e richiamando lo spettatore a ogni piè sospinto sui rischi e sugli abusi della tecnologia, finiscono spesso per magnificarla e glorificarla, rischiando di aumentare ulteriormente l’addiction dello spettatore/consumatore al fascinum cibernetico.

Al contrario, in Tales from the Loop la tecnologia non viene raccontata come qualcosa di necessariamente negativo, non è un monstrum che si contrappone ossimoricamente a una natura innocente e incontaminata, ma è in qualche modo armonizzata ad essa, ne è divenuta parte integrante (o forse lo è da sempre).

Ma, soprattutto, a differenza del più celebre brand dispotico della serialità contemporanea, caratterizzato da un approccio registico e fotografico in genere abbastanza anodino e prevedibile, in Tales from the Loop c’è una grandissima attenzione ai codici più propriamente cinematografici della messa in scena, con sequenze, improvvise aperture di senso e squarci paesaggistici che sembrano rimandare al cinema dell’essere e della natura (Malick e Herzog), alla fantascienza metafisica (Tarkovskij e Ridley Scott), ma anche a Kaurismäki e Roy Andersson per la dimensione minimalista del racconto e a Truffaut e a Spielberg nella misura in cui il punto di vista è quasi sempre quello adolescenziale.

Le 8 puntate di Tales from Loop si configurano prevalentemente come delle storie di tipo character driven, vicende in cui gli eventi sono portati avanti dalle azioni e dalle scelte esistenziali dei membri della famiglia di Loretta Willard (una splendida Rebecca Hall) e di alcune delle persone che li gravitano attorno, anche se, nello sviluppo orizzontale di stagione, rimangono aperti anche degli aspetti narrativi più propriamente plot driven che pure non costruiscono una macro story line vera e propria ma contribuiscono alla ri-costruzione di un un puzzle emotivo, intimo e familiare che, nel suo rifrangere contemporaneamente più determinazioni temporali, pare più simile all’immagine cristallo di cui parla Deleuze che alla classica fabula seriale di matrice neo-aristotelica con un inizio, uno svolgimento e una fine.

In effetti, uno degli aspetti più sofisticati e sorprendenti di Tales from the Loop è che i protagonisti di puntata e i conflitti in atto all’interno di ogni singolo episodio aprono in qualche modo agli sviluppi narrativi e ai conflitti esistenziali che si consumano nelle puntate successive, con dei giochi di overlapping, spostamenti di POV,  timelock, flashback e flashforward, (oltre ai continui riferimenti a una tecnologia vintage e decadente in stile DHARMA Initiative) che rimandano inevitabilmente a quello straordinario laboratorio narratologico che è (stato) Lost, che viene peraltro esplicitamente omaggiato nella sesta puntata (a nostro avviso un piccolo capolavoro), con l’utilizzo dei più classici dei dispositivi lostiani: il mostro senza volto che si muove invisibile nel fitto di una foresta pluviale situata in un’isola senza nome e che annuncia la sua presenza solo attraverso il suo raglio bestiale.

In ogni puntata è l’interazione con un elemento tecnologico (in genere vetusto, obsoleto e arcaico) a costruire un cortocircuito esistenziale nelle storie dei protagonisti: un confronto inaspettato e doloroso, che sospende il normale corso temporale della vita dei personaggi, trasportandoli in realtà parallele e/o attivando scambi di identità che li obbligano a fare i conti con il senso della perdita e l’elaborazione del lutto, proiettandoli in un altrove che però è anche e sempre un qui e ora e che apre a un orizzonte di senso nuovo e inedito.

Lo showrunner Nathaniel Halpern e la sua squadra di sceneggiatori sono peraltro stati bravi a non cadere nel rischio/errore di usare viaggi nel tempo, meccanica quantistica e altri elementi scientifici abusatissimi in tanto cinema e serialità televisiva – si pensi a Dark o a Stranger Things – come degli sterili pretesti narrativi, ma li hanno invece assorbiti all’interno di un orizzonte poetico e di senso più ampio, dove fisica, natura e filosofia convivono come nell’antica sapienza presocratica.

È un tempo indefinito e sospeso quello di Tales from the Loop. Un tempo circolare che rimanda alla vertigine abissale dell’eterno ritorno nietzschano e che, in questo momento storico altrettanto sospeso e inaudito di forzata quarantena e di progressiva perdita del senso, ci esorta a riconsiderare il rapporto con la temporalità e con la nostra progettualità esistenziale, mostrandoci una possibile via di uscita (in cui scienza, tecnica e humanitas riescono a convivere) decisamente poco percorsa fino a questo momento.

 

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Le 30 Stimmung e le tipologie della suspense

Suspense Writers Guild

Analizzando un corpus di circa 1000 film di detection (o comunque che fanno ricorso a strutture narrative e a situazioni tematiche derivate dal macro-genere detection), abbiamo individuato 30 “Stimmung narrative”: situazioni esistenziali archetipe in cui può venire a trovarsi l’eroe/ricercatore e che sostanziano e determinano il mondo narrativo del cinema (che gravita attorno alla detection) e il profilo psicologico/esistenziale del protagonista. Non si autoescludono tra di loro, per cui può tranquillamente capitare che in un film siano presenti due o più Stimmung.

Le Stimmung sono figure catalizzatrici e acceleratrici di suspense nel senso che, quando sono presenti, innescano spesso un feedback/transfert esistenziale con lo spettatore, aumentando considerevolmente il livello di empatia/identificazione. Sono altresì situazioni narrative che risultano costitutivamente caratterizzate da un senso di angoscia, incertezza e provvisorietà e che postulano quindi uno sviluppo e/o un ribaltamento prossimi a venire.

Ogni Stimmung è caratterizzata da una costellazione che miscela in maniera peculiare tropi, strumenti di costruzione (uso di anacronie, spostamenti del punto di vista, cliffhangers, etc.) situazioni tematiche e narrative, che veicolano e pre-determinano una diversa tipologia di suspense, che abbiamo distinto e classificato a partire appunto dall’analisi di 30 film (uno per ciascuna Stimmung).

  1. Become the Other

Quei thiller in cui il protagonista tende progressivamente a tramutarsi in un Altro (spesso maturando comportamenti ossessivi e/o patologici), sia esso l’antagonista, piuttosto che una persona appartenente a un suo passato fantasmatico, generando un’ambiguità e/o una sovrapposizione esistenziale.

È una tipologia narrativa usata di frequente nella detection a sfondo fantascientifico, dove “per diventare un altro” è possibile fare ricorso a una tecnologia/interfaccia cibernetica.

Cfr. Moon – Inserzione pericolosa – Strangedays – eXistenZ.

  1. Control/Metaphysical gap

La maggior parte dei nessi logici, i rapporti di causa effetto, il principio di causalità narrativa del “post hoc ergo propter hoc”, in altre parole, i normali criteri di intelligibilità di un mondo narrativo, sembrano essere (stati) sospesi o comunque funzionare in maniera diversa da come avviene generalmente in un film.

Il ricercatore (e con lui lo spettatore) si trova da subito in difficoltà perché gli indizi che gli si presentano davanti non sembrano poter essere ricondotti a un principio unificatore e la ri-costruzione di un senso/significato che da quegli indizi/tracce dovrebbe scaturire è immancabilmente – e ironicamente – destinata allo scacco.

Ѐ una Stimmung caratterizzata spesso da un minimalismo ironico e demenziale e da una suspense depotenziata e sotto traccia ma, forse, proprio per questo, più disturbante ed efficace.

Cfr. The Limits Of Control – Wrong – Being John Malkovich – Inland Empire.

  1. Dead or Alive?

Quei thriller, spesso a tinte metafisiche, il cui focus narrativo e tematico ruota attorno a un’ambiguità ontologica tra diversi livelli di realtà; nelle sue declinazioni thriller/horror, ad esempio, la contiguità tra mondo dei vivi e mondo dei morti in cui è venuta meno ogni trascendenza e in cui il conflitto narrativo e la contiguità/confusione tra vivi e morti sono completamente immanenti, come nel composito filone zombie in cui, in genere, un misterioso virus procura un devastante contagio mimetico a causa del quale i vivi si tramutano progressivamente in morti (viventi) e in cui spesso la distinzione tra i due gruppi di (post)umani diventa solo una questione di punti di vista. Sono spesso caratterizzati da un forte senso di sospensione, se non addirittura di evanescenza fantasmatica.

Cfr. The Others – Il sesto senso – Le verità nascoste – Shutter Island.

  1. Entanglement

L’Entanglement è una fattispecie tematico/narrativa molto presente in alcune incursioni del cinema d’autore nella detection in cui, come nella meccanica quantistica, viene sospeso il principio di non contraddizione, e due situazioni narrative apparentemente contraddittorie possono coesistere tra di loro.

Cfr. Inland Empire – Strade perdute – A Venezia… un dicembre rosso shocking – Una sera, un treno.

  1. Handicap

Il ricercatore, che si trova di colpo catapultato di fronte a un problema molto più grande di lui, non è ancora in grado di affrontare le novità presentate dal suo improvviso ingresso nel mondo straordinario e da un antagonista formidabile che non gli dà tregua, anche a causa di una menomazione fisica e/o psicologica che lo costringe all’impotenza; finché, finalmente, riesce ad attingere alle sue energie e risorse più riposte che gli consentono di superare il suo handicap e il suo fatal flaw, sconfiggere l’antagonista, e ritornare, trasformato, al suo mondo ordinario.

È una Stimmung che costringe il protagonista a fare i conti con la propria finitudine e i propri limiti. L’Handicap è uno dei più potenti generatori di suspense in circolazione. Da un punto di vista narrativo, infatti, la disabilità non si riferisce mai soltanto a una menomazione che limita le capacità dell’eroe ma è, più originariamente, il segnale di una mancanza che anela insieme a una completezza, a un superamento e a una pacificazione (Disability Superpower).

Cfr. Gli occhi della notte – Proof, istantanee – Vertigo, la donna che visse due volte – The Village.

  1. Identity Trouble

Quelle tipologie narrative in cui il conflitto è tutto interno ad un problema identitario. Si configurano spesso attraverso un trauma mnemonico che taglia i ponti con il passato, o attraverso un banale equivoco generato da uno scambio di persona. Sono caratterizzate da un senso di indecisione e di precarietà.

Cfr. Memento – Vertigo – Allucinazione perversa – Shutter Island.

  1. Escape/Survival

L’Escape/Survival è la Stimmung della libertà, di cui è momentaneamente privo il protagonista, più spesso una libertà di carattere fisico ma a volte anche una libertà di tipo mentale, psicologico o sentimentale. In genere vengono raccontate storie incentrate su progetti di fuga da qualsiasi situazione che minacci, violi o limiti la libertà o addirittura la vita del protagonista.

Cfr. Gravity – Legami! – Misery non deve morire – La scomparsa di Alice Creed.

  1. Lost/Nihilism

Qualcosa (si) è smarrito e il ricercatore vive problematicamente questa mancanza, anelando a ritornare alla pienezza dei suoi giorni migliori. Spesso la perdita riguarda l’eroe in prima persona, che si trova di colpo catapultato in un luogo che non conosce e all’interno del quale non riesce a orientarsi.

Una variante significativa è costituita dalle storie di detection in cui, dalla messa a tema di una progressiva e inesorabile perdita di senso, conseguono il nichilismo e il disincanto come unico metro per guardare e giudicare la realtà.

Cfr. Memories of Murders – Kill List – Killer Joe – Funny Games.

  1. Mediatic

La Stimmung Mediatic ha a che fare con tutte con quelle fattispecie narrative in cui lo spettatore si trova a disporre – già prima della visione del film – di elementi para o extra testuali che gli consentono di proiettare sul film significati informativi ed emozionali che vanno oltre la “lettera” del film vero e proprio. Spesso i film che utilizzano questa Stimmung ricostruiscono circostanze storiche particolarmente significative o, in altri casi, lo spettatore viene informato già in fase di lancio del film di aspetti tecnico/diegetici (ma anche ideologici) che predeterminano e veicolano la sua esperienza spettatoriale.

Cfr. Boyhood – Fahrenheit 9/11 – Cloverfield – La caduta.

  1. Plan-heist

È la Stimmung dell’iper-programmazione, riferibile a narrazioni basate interamente o in gran parte su di un’azione caratterizzata da una progettualità ben definita e finalizzata a un obiettivo molto preciso. Una rapina in banca, dei documenti da recuperare, una persona da salvare o rapire. Le situazioni narrative del Plan-heist ruotano intorno a un repertorio di variazioni abbastanza limitato ma che riescono sempre a innescare una forte suspense proprio perché il rapporto potenza-atto/intenzione-obiettivo prefigura degli outcomes facilmente individuabili dallo spettatore. In molte declinazioni di questa Stimmung la conclusione è ironica e beffarda, con i protagonisti che subiscono un clamoroso scacco.

Cfr. Mission impossible – Rapina a mano armata – Rififi – I diabolici – Inside Man.

  1. See the Future

Il conflitto principale è generato dal fatto che il protagonista riesce a vedere o a entrare in contatto con qualcosa che non si è ancora verificato e cerca di cambiare il corso degli eventi per impedire che avvenga. È una Stimmung di telos, tutta proiettata verso un obiettivo già in parte definito e su cui il film torna in continuazione.

Cfr. Ritorno al futuro – Paychek – Minority Report – Cypher – L’esercito delle 12 scimmie.

  1. We Know/Sadistic Safe

Tipologia di suspense in cui lo spettatore è messo al corrente di molte situazioni narrative sin dall’inizio della storia, mantenendo un vantaggio di conoscenze sul protagonista principale fino alle fine del film; gap cognitivo ed emozionale che (spesso) aumenta esponenzialmente il livello della suspense, portando allo sfinimento lo spettatore per l’impotenza di non riuscire a comunicare al protagonista il pericolo che sta correndo (look out!).

Del resto, seppure sia evidente che sta per succedere qualcosa di terribile, siamo ben lieti di potere partecipare a un paio d’ore di torture e di sevizie dalla nostra comoda posizione di sicurezza, sicuri in fondo che le due ore di barbarie a cui assisteremo saranno emendate e trasfigurate dalla certezza e dall’inevitabilità del lieto fine.

Cfr. Funny Games – Nodo alla gola – I fantasmi del cappellaio – Birthday Girl.

  1. Breaking Bad

Nella tipologia narrativa del Breaking Bad il personaggio protagonista, presentato inizialmente come positivo, è poi soggetto a uno switch esistenziale che lo trasforma moralmente e narrativamente in qualcuno/qualcosa di radicalmente diverso, quasi sempre connotato negativamente, finendo per rivelarsi come il vero antagonista.

Tanto più, nelle prime fasi del film, il personaggio viene presentato come buono, equilibrato, ingenuo quanto più, non appena il conflitto narrativo verrà innescato, la sua trasformazione risulterà radicale.

Cfr. Hard Candy – Eva contro Eva – Case 39 – Che fine ha fatto Baby Jane? – Gli insospettabili.

  1. Drive to Distraction

Il protagonista, personaggio in genere positivo e con cui è facile identificarsi, viene progressivamente condotto alla follia. La suspense si muove (quasi) sempre tra due binari che generano un dubbio narrativo: c’è qualcuno che lo vuole fare impazzire per motivi di convenienza personale o l’eroe ha effettivamente una psiche disturbata?

Quasi sempre la follia del protagonista si rivela una falsa pista.

Cfr. Take Shelter – Angoscia – Rosemary’s Baby – Effetti collaterali.

  1. Plato’s Cave

L’eroe comincia ad avvertire qualcosa di dannatamente problematico nel modo in cui egli fa esperienza del mondo; è in atto una sorta di sovvertimento epistemico e conoscitivo che non gli consente di comprendere la realtà in maniera autentica perché qualcuno (spesso il suo antagonista) trae vantaggio da questo ribaltamento. Similmente a quanto avviene nella caverna platonica, la sua esperienza del mondo è monca e parziale fino a quando qualcuno/qualcosa non gli indica una via differente che gli dà la forza per squarciare il velo di Maya, uscire alla luce del sole e accedere alla “vera” realtà, che spesso però risulta più problematica e dolorosa di quella apparente.

 Cfr. The Village – Kynodontas – The Truman Show – Una pura formalità.

  1. Vanishing

Il protagonista o qualcuno a lui caro svaniscono improvvisamente nel nulla. Il conflitto narrativo sta nel riuscire a comprendere che fine abbia fatto e a individuare chi siano gli antagonisti da combattere. Il carattere fondante di questa Stimmung è un senso di mancanza e incompletezza.

Cfr. About Elly – La signora scompare – Psycho – Frantic – Spoorloos.

  1. Hunted “Guilty” Man

La Hunted “Guilty” Man prevede che il protagonista sia, oltre che un improvvisato investigatore, anche il principale indiziato. Il detective non è più il cacciatore, ma l’animale braccato che deve dimostrare a tutti (anche alle persone a lui più vicine) la sua innocenza. Qui la detection, tutta declinata al negativo, si interroga sullo statuto ambiguo della verità e sulla finitudine come colpa.

Cfr. Essential Killing – Il fuggiasco – La caccia – Non è un paese per vecchi.

  1. Something from the Past/Stalker

Qualcuno/qualcosa riemerge improvvisamente dal passato del protagonista e rischia di scompaginargli o di rovinargli la vita. È una tipologia narrativa che ha quasi sempre a che fare con un rimosso e/o una macchia tragica dell’eroe che non è mai stato in grado o non ha mai voluto affrontare fino a quel momento.

Una sua variante racconta la presenza ossessiva di uno stalker che intende ottenere qualcosa dal protagonista. Il ribaltamento è spesso in agguato e il protagonista può diventare lo stalker dello stalker.

Cfr. A History of Violence – Cape Fear – Bed Time – Following.

  1. Revenge

Tutte quelle storie basate sul desiderio di vendetta e di odio per un crimine o un torto subito dal protagonista in un passato dapprima indeterminato che, con l’avanzare della narrazione, si precisa e si chiarisce sempre di più. La dinamica narrativa è spesso costruita su una parabola di ribaltamento, per cui il torto subito viene poi inferto e il rapporto carnefice-vittima si rovescia.

Cfr. Gemini – Old Boy – Pietà – I Saw the Devil.

  1. Road to Hell/Hallucination Trip

È una Stimmung molto presente nel noir, nella quale il protagonista viene progressivamente gettato in una dimensione allucinatoria e infernale, senza via d’uscita e dalla quale non c’è redenzione possibile. È spesso caratterizzata da una spirale di violenza che porta a un annichilimento del protagonista (e dello spettatore).

Una sua variante è una versione più alleggerita, divertita e surreale in cui il ricercatore si trova a fronteggiare un vero e proprio campionario di situazioni assurde e surreali in cui le normali leggi di realtà sono sospese.

Cfr. Fuori orario – Detour – Snowtown – Fuoco cammina con me.

  1. Serendipity/By Chance

La Serendipity/By Chance è una fattispecie narrativa ed esistenziale in cui il ricercatore, quasi per eterogenesi dei fini, cercando una cosa, finisce per trovarne un’altra molto più significativa, che irrobustisce e getta nuova luce sul conflitto narrativo; spesso presente nelle incursioni della detection nella fantascienza.

Cfr. Le verità nascoste – Matchpoint – Il terrore corre sul filo – Solaris.

  1. Invisible Enemy/Mousetrap

Un pericolo invisibile minaccia il ricercatore. Nel cercare di individuare chi siano i suoi nemici l’eroe ne sperimenta gli effetti nocivi ma non riesce a comprenderne le cause che restano nascoste. Quasi sempre le persone che combattano insieme a lui soccombono e soltanto alla fine la verità emerge in tutta la sua forza destabilizzante, ma a prezzo di sacrifici umani e morali.

Spesso la variante è costituita dalla storia di un luogo/ambiente che ha una forza/identità narrativa e diventa una vera e propria trappola, a causa di una maleficio o per la presenza di un perfido burattinaio/antagonista che soltanto alla fine rivelerà la sua identità al ricercatore.

Cfr. La cosa – Alien –The Grey – Saw, l’enigmista.

  1. Zoom In/Voyeur

È una Stimmung presente in quei film di detection in cui improvvisamente qualcosa, attraverso la sua osservazione/ascolto reiterata, assume un significato inaudito e del tutto imprevedibile che accelera la risoluzione del conflitto. È una Stimmung ossessiva che ha sete di vedere e di sapere e spesso insiste su dettagli apparentemente privi di significato per cambiarli completamente di segno e che, in questo modo, finiscono spesso per assumere un carattere fantasmatico. Una delle declinazioni più ricorrenti di questa Stimmung è rappresentata dall’espediente narrativo dell’interrogatorio. In questo caso non è un oggetto, una fotografia, un filmato, una registrazione di qualche tipo che viene forzata e scandagliata per farne emergere una verità celata, bensì un personaggio in carne ed ossa.

Cfr. Blow Up – La conversazione – Professione reporter – Lo sconosciuto del lago.

  1. POV (Point of View) – Jigsaw

La Stimmung Point of View ha a che fare con quelle storie di detection in cui è centrale la questione dello sguardo e della focalizzazione (da che punto di vista è raccontata la storia?) e in cui è proprio la tipologia di sguardo a generare la suspense.

Molto spesso è corroborata dall’utilizzo di tecniche registiche intese ad aumentare l’identificazione dello spettatore, come la soggettiva, il piano sequenza, il found footage e la telecamera nascosta.

Una variante fondamentale è quella per cui il punto di vista (sia esso veicolato con una voice over o semplicemente attraverso degli accorgimenti registici), presentato come oggettivo e imparziale, veicola invece contenuti narrativi fittizi, per consentire poi un turning point emozionale e cognitivo di grande effetto.

Cfr. I soliti sospetti – La donna del lago – Cloverfield – Rec.

  1. Aenigma/Charade

Stimmung tipica del giallo classico in cui si tratta “semplicemente” di capire chi ha fatto cosa (Whodunit), attraverso una serie di colpi di scena, di false piste e di processi di agnizione, che attivano più una specie di divertita curiosità intellettuale piuttosto che un sentimento di angoscia e precarietà.

Le sue varianti più note sono quelle della camera chiusa e del delitto impossibile. L’Aenigma è uno stato d’animo che genera curiosità e ansia per la scoperta del colpevole e di come andrà a finire la storia, ma in genere non attiva un reale cambiamento esistenziale del protagonista.

Un’altra variante è quella relativa a una fattispecie narrativa in cui il protagonista inizia un “gioco” quasi per caso e “in punta di piedi”, pensando di potere mantenere la situazione tranquillamente sotto controllo, diventando invece il gioco un gioco al massacro senza esclusione di colpi, con continui ribaltamenti di fortuna tra il ricercatore e l’antagonista.

Cfr. Gli insospettabili – Assassinio sull’Oriente Express – Profondo rosso – The Game.

  1. Beginning/What if

È la Stimmung del principiare o del riiniziare qualcosa. Si riferisce a tutte quelle storie in cui il ricercatore si trova catapultato in un mondo che non conosce e in cui la sua vita precedente gli viene totalmente sottratta, oppure a quelle fattispecie in cui è costretto a rivedere le sue strategie esistenziali perché il mondo è stato distrutto in seguito a una guerra nucleare, o ancora a quelle dinamiche narrative caratterizzate da continue anacronie che prevedono uno riazzeramento narrativo e a volte anche mnemonico della psiche del ricercatore.

Cfr. Ricomincio da capo – Io sono leggenda – La doppia ora – Memento.

  1. Duplicity

Si riferisce alle fattispecie in cui i conflitti ruotano intorno a un’inintelligibilità esistenziale e morale. Storie in cui gli alleati diventano spesso antagonisti e in cui è quasi impossibile trovare dei punti fermi e dei rapporti umani trasparenti e affidabili. La sua variante più nota è quella della dark lady, a cui il ricercatore si affida, salvo poi scoprire che la donna perseguiva un suo proprio tornaconto e faceva il doppio gioco. È una Stimmung caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà e dalla costitutiva ambiguità dei rapporti umani.

Cfr. Brick, dose mortale – Il grande sonno – I diabolici – Chinatown.

  1. Last Minute Rescue

Il protagonista si trova imprigionato e/o catapultato in una situazione/ambiente che non conosce e non sa padroneggiare ma da cui deve uscire al più presto, pena la sua vita. Spesso questa tipologia filmica è legata a un timelock, a un conto alla rovescia: se il protagonista non riuscirà a liberarsi in tempo, soccomberà.

Un’altra importante variante narrativa di questa Stimmung basata sulla temporalità è quella di una storia di detection in cui un serial killer sta per uccidere la sua ennesima vittima. L’eroe/detective dovrà riuscire a stanare l’antagonista prima che sia troppo tardi.

Cfr. Il silenzio degli innocenti – Saw, l’enigmista – Prisoners – Dirty Harry – Gravity.

  1. Conspiracy

La Stimmung della Conspiracy è legata alla tendenza di certi mondi narrativi a portare avanti trame ad alto tasso di dietrologia e complottismo. La situazioni narrative che vengono messe a tema in queste fattispecie hanno a che fare con case farmaceutiche, poteri deviati, eminenze grigie. L’eroe dovrà scoperchiare un castello (kafkiano) di menzogne e di ipocrisie, comprendendo a sue spese che il nemico ha le mani in pasta ovunque e alleati a piani molto alti. È una Stimmung in cui sono molto frequenti i colpi di scena e in cui nulla è mai quello che sembra.

Cfr. L’uomo nell’ombra – Coma profondo – Uccidete la colomba bianca – The East – Va e uccidi.

  1. Evil nature/Disaster

La natura, si sa, è matrigna, e può rivolgersi contro l’uomo da un momento all’altro. Terremoti, cicloni, incendi, animali feroci richiamano all’avventura l’eroe, risultando sempre clamorosi generatori di suspense proprio perché una calamità, indotta o naturale che sia, è qualcosa con cui tutti, nostro malgrado, potremmo un giorno confrontarci.

Cfr.  2012 – Gli uccelli – Inferno di cristallo – Lo squalo – Epidemic.

Suspense

 

David Lynch e il cinema dell’incompossibilità

Lynch - Twin Peaks

È stato lo stesso Lynch ad aver proposto, per rendere conto della costruzione narrativa e visiva dei suoi film, l’immagine del nastro di Moebius, ovverosia di una figura le cui superfici, interna ed esterna, non sono separate da alcun bordo, ma trapassano l’una nell’altra senza soluzione di continuità. Lo spettatore è costantemente trascinato dal flusso delle immagini, e lo schermo diventa una specie di membrana osmotica che coincide direttamente con la retina dello spettatore. Forse, quando parliamo dell’opera di Lynch, non è neppure corretto usare il termine spettatore, dato che l’esperienza a cui ci sottopone è quella di una torsione continua della nostra posizione, fino al punto in cui non è più possibile individuare un occhio a cui appartiene lo sguardo che inquadra il campo del visibile. Non bisognerebbe del resto dimenticare come la pellicola cinematografica sia, conformemente al suo etimo, una “piccola pelle”, di cui, per quanto sottile essa sia, non si potrà mai escludere che essa abbia a degenerare e accrescerci metastaticamente fino a identificarsi con quello stesso interno che essa dovrebbe invece contenere. Il che equivale ad ammettere che il passaggio dal recto al verso possa avvenire in un punto qualunque, con un détournement improvviso, letteralmente inesplicabile e imprevedibile.

Nella sua configurazione più canonica ed emblematica, commenta Žižek, quella delle storie di detection, dopo lo shock dell’omicidio che spezza la catena di nessi causali dei significati, la suspense lynchana indica proprio la necessità di ri-simbolizzare il trauma di questo passaggio improvviso e reintegrarlo nell’ordine simbolico. In termini lacaniani si potrebbe dire che il rapporto con la realtà iper-mediatizzata in cui siamo immersi si configura tendenzialmente secondo schemi di prevedibilità, se non addirittura di addormentamento (Lacan parla esplicitamente di “sonno dell’io”), nel senso che nella nostra frequentazione abitudinaria della Realtà (così come in quella di un mondo narrativo) tendiamo ad “addormentarci”, cioè presupponiamo che la Realtà risponda a un certo ordine naturalmente evidente che diamo per scontato. La Realtà è qualcosa che non ci sorprende e che risponde a uno statuto di percezione canonico e regolare garantendoci un rapporto sufficientemente stabile con il mondo (e con il film).

La finalità principale della suspense lynchana è legata allora all’emergere di una crepa del simbolico che scardina la coesione dei significanti della Realtà. In questo senso la suspense è associata a un trauma che introduce nella nostra vita una discontinuità che spezza il sonno routinario della Realtà. Il cinema di Lynch è caratterizzato dal prorompere di una dimensione incubotica e fantasmatica che scardina le categorie (innanzitutto linguistiche) del nostro rapporto abitudinario con il mondo.

Ma attenzione. I livelli di realtà che Lynch mescola tra di loro, non sono contradditori, quanto tutti occupanti, a dispetto della loro incompossibilità, un medesimo piano ontologico, le cui coordinate non coincidono evidentemente né con quelle che cartesianamente definiscono lo spazio (e il tempo) al cui interno ci muoviamo, né con quelle attorno alle quali si organizzano i nostri vissuti psicologici e la nostra esperienza interiore.

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Come avviene nella meccanica quantistica e nel fenomeno dell’entanglement, nel cinema di Lynch viene apparentemente sospeso il principio di non contraddizione, e due situazioni narrative inconciliabili possono trovarsi a coesistere tra di loro e godere di uguale dignità ontologica. L’immagine del resto non è mai soltanto immagine di qualcosa, ma è già in sé qualcosa e pertanto non ha bisogno, per esistere, di alcun correlato reale.
La nostra realtà è sempre un tutt’uno, un intreccio del “come stanno le cose”, ovverosia della oggettiva serie degli eventi che costituiscono le nostre vite, e della nostra interpretazione soggettiva, influenzata dai nostri desideri, dalle nostre proiezioni immaginarie. È proprio nella misura in cui esso scinde nettamente queste due dimensioni per poi presentarle disgiuntamente, l’una accanto all’altra, che il cinema di Lynch produce il suo shock straniante, paragonabile all’effetto che ci procurerebbe la visione di un corpo disossato, la cui carne e i cui muscoli stessero indolentemente accanto allo scheletro che ordinariamente li sorregge.

da Suspense! Il cinema della possibilità, Orthotes editrice (2016).