IL DELITTO DI AFRAGOLA

Colpa della scuola.

Colpa della famiglia.

Colpa dei modelli culturali e della nuova destra trumpiano/meloniana che veicola disvalori figli della cultura della sopraffazione e del patriarcato.

Tutte analisi che suonano ipocrite e parziali.

Basta andare su un qualsiasi quotidiano online e aprire un video su questo atroce delitto o sull’ennesima strage a Gaza e ci si deve sorbire 30 secondi di pubblicità di reggiseni, di assorbenti, di automobili, di cellulari, di pannelli solari, etc…

Viviamo in un détournement perpetuo in cui il bue dà continuamente del cornuto all’asino e viceversa.

È la stessa logica (schizofrenica) per cui, per educare le nuove generazioni, anziché insegnare l’importanza della disconnessione, abbiamo riempito anche le scuole di computer, lavagne elettroniche, tablet, laboratori digitali, intelligenze artificiali, con i servizi di Google e dell’iper-connessione che sono diventati, anche normativamente, obbligatori negli istituti di ogni ordine e grado, delegando la formazione dei nostri figli alle multinazionali del controllo, dell’intrattenimento e della sorveglianza.

È la stessa logica per cui non esiste testata giornalista, intellettuale, politico, personaggio pubblico, che non abbia una pagina Instagram, TikTok, Facebook.

Se non performi sei fuori.

Se non hai dei follower non esisti.

Ma l’obbligo alla presenza virtuale e all’iper-performatività deresponsabilizza, rendendo più ambigui e incerti i nostri perimetri morali.

Il mantra della visibilità e dell’accessibilità a tutti i costi porta adolescenti di 14 anni a volerne dimostrare 10 in più in ossequio ad algoritmi e modelli mediatici: ragazzi che sono sempre più iper-protetti, abituati a vivere in una bolla che li tutela e li giustifica, incapaci di sostenere dei fallimenti, a partire proprio da quelli scolastici, considerato che la scuola non boccia più, con l’esame di maturità ormai abitualmente superato dal 99,9% periodico dei candidati.

La virtualizzazione continua derealizza e disincanta il mondo, privandolo di qualsiasi appiglio con la realtà.

Non meravigliamoci che un ragazzo cresciuto in questo modo non sia più in grado di comprendere le conseguenze delle sue azioni e al primo rifiuto/fallimento possa dare di matto.

Inutile cercare un colpevole o un capro espiatorio.

È proprio la nostra società tout court a funzionare in questo modo.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Austin Dove Austin Dove ha detto:

    i numeri parlano chiari

    è un fenomeno preoccupante e fortemente radicato

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