DDL ZAN – PER UN CORPO CYBORG

Butler ignora la “sofferenza materiale delle donne affamate, analfabete, violentate, picchiate” a favore di una ossessione “narcisistica sull’autopresentazione personale”. (Martha Nussbaum)

Se fosse passato il ddl Zan poco o nulla sarebbe cambiato. Se qualcuno viene offeso e discriminato per motivi sessuali e poi sporge denuncia, nel 99% dei casi il magistrato deciderà di archiviare, a meno che non si sia un personaggio pubblico e/o non ci sia un’attenzione mediatica sulla vicenda. Inutile prevedere nuove fattispecie penali se il sistema giudiziario non viene prima riformato e reso finalmente efficiente.

Il parlamento ha bocciato il disegno di legge Zan per pavidità ma anche perché è oggettivamente scritto male e pullula di contraddizioni, come quella di mettere sullo stesso piano disabili e mondo lgbt.

Ma la strada è tracciata ed è solo questione di tempo.

Slavoj Žižek ha parlato di cybergnosi in relazione alla svalutazione del corpo di certo femminismo contemporaneo. È il genere, attraverso atti discorsivi, a determinare il sesso e non viceversa. La performatività della Butler è innanzitutto un evento linguistico perché il corpo non è semplicemente un dato biologico, ma un campo di iscrizioni di codici socio-culturali-economici-estetici-politici che ognuno di noi sceglie, più o meno consapevolmente, di scrivere/incarnare.

Secondo Braidotti, Butler, Haraway dobbiamo coltivare forme di soggettività e di desiderio che si sottraggano ai dualismi e ai paradigmi dominanti e imparare a pensare davvero la differenza, che non è mai solo sessuale o di genere. Procediamo verso un mondo sempre più fluido, digitalizzato, cibernetico, virtuale, un mondo ad esempio in cui un cittadino americano innamorato di un’avatar incontrat* in una comunità online ha chiesto che li venissero riconosciuti i diritti civili. Si badi. Non voleva conoscere la donna che manovrava l’identità digitale. Non desiderava incontrarla veramente. Era innamorato del suo avatar non di lei.

Il soggetto cyborg che stiamo diventando è al contempo uomo e macchina, coscienza algoritmica non sessuata situata oltre le categorie di genere, creatura sospesa tra finzione e realtà.

Ci mancherebbe pure che Salvini e Meloni o la chiesa cattolica o i conservatori liberali sposino questa visione del mondo.

E per fortuna! La democrazia ha bisogno come il pane di polemos dialettico e di pluralità di prospettive, a maggior ragione su questioni così delicate e divisive.

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