BORGES E LE QUOTE ROSA

Propaganda Live del 14 maggio. Rula Jebreal diserta la trasmissione di Diego Bianchi perché non sono presenti altre donne tra gli ospiti di puntata.

Il conduttore risponde alla giornalista in un monologo ad hoc nominando le due donne presenti in studio, che sono ovviamente bravissime e in gambissima, e poi mostrando il premio per l’inclusione (!) per far vedere che la sua trasmissione è di sinistra e attenta ai diritti delle minoranze.

Questa visione manichea del mondo per la quale, in nome del politically correct, l’unica contrapposizione possibile è quella tra uomini e donne, come se non ci fossero altri milioni di combinatorie/suddivisioni possibili, a me pare sempre più insostenibile.

Non dovremmo, per par condicio, considerare anche ulteriori e (forse) più stringenti dualismi?

  • Uomini/donne di sinistra vs uomini/donne di destra
  • Uomini/donne ricche vs uomini/donne povere
  • Uomini/donne filo palestinesi vs uomini/donne filo israeliane
  • Uomini deboli vs donne forti
  • Trans bergamaschi vs cassaintegrati assessuati di Pomezia

Come si fa a rappresentare in maniera equa tutti i gruppi/parti sociali?

In un loro celebre racconto Borges e Bioy Casares ci spiegano che il genere umano consta di un’infinità di gruppi e società segrete, i cui affiliati non si conoscono, in quanto cambiano ad ogni istante di status:

“Gli individui che ostentano un cognome catalano o che comincia con G.

Tutti coloro che adesso, in Brasile o in Africa, aspirano l’odore di un gelsomino o stanno esaminando un biglietto di viaggio.

Donne e uomini con una sessualità ambigua oggi e definita domani. I colpiti da tosse convulsa che calzano pantofole o corrono in bicicletta.

Il più piccolo gesto, accendere un fiammifero o spegnerlo, ci strappa a un gruppo e ci ospita in un altro. Il gruppismo o associazionismo non si pietrifica, circola come una linfa vitale, vivificante; anche quelli che lottano per serbare un’equidistanza neutrale stanno appartenendo a loro insaputa a qualche gruppo”.

Noi altri continuiamo invece a vedere il mondo in bianco e nero, con contrapposizioni rigide, ideologiche e schematiche che non ammettono nuances e zone grigie e rifiutano la complessità.

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