J’Accuse…!

j'accuse
È un film che, nella sua chirurgica e didattica semplicità, risulta talmente potente che andrebbe visto almeno 3 volte per cominciare a coglierne e ad apprezzarne tutte le suggestioni cinematografiche, morali, filosofiche, storiche, sociologiche, politiche e chi più ne ha più ne metta.
I paragoni per la palma di migliore film dell’anno con Parasite (con tutto l’amore e la stima per Bongsono ridicoli perché Parasite non allaccia neppure le scarpe al film di Polanski (diverso il discorso per Tarantino che ha diretto, a sua volta, un capolavoro). 
Ne scriverò senz’altro una recensione completa per L’Eco del Nulla, ma qualche considerazione a caldo è dovuta.

Polanski ci ricorda che l’antisemitismo non l’hanno certo inventato i nazisti.
Lutero, Voltaire, Hume, Kant, Nietzsche: quasi tutta la tradizione culturale e filosofica occidentale è orientata al più esplicito e becero disprezzo per gli ebrei.
L’affaire scoppia nella Francia della Terza Repubblica, 20 anni dopo la madre di tutte le guerre a venire, causa più o meno diretta di gran parte degli orrori novecenteschi, il conflitto franco-prussiano, con l’umiliazione francese e il debito di guerra di 5 miliardi di franchi (all’incirca 25 miliardi di euro) prestati dalla potentissima famiglia ebraica dei Rothschild allo stato francese che in questo modo salvano la Francia ma ne acquisiscono il controllo economico, alimentando ulteriormente il sentimento anti-ebraico.
E del resto la temperie positivista (e profondamente razzista) della Belle Èpoque è anche quella che crea i presupposti per la nascita e la diffusione del genere poliziesco, che ufficialmente viene battezzato da “I delitti della Rue Morgue” di Poe (1841) – ma che come fenomeno di massa si afferma soltanto negli ultimi decenni dell’Ottocento. E la classica struttura narrativa da detection di “J’accuse!” – con il tenente colonnello Georges Picquart (un grande  Jean Dujardin) che prova senza requie a fare di tutto per arrivare alla Verità – ne è la controprova.
Sono gli stessi anni in cui il “metodo d’indagine more geometrico” di Sherlock Holmes diventa celebre urbi et orbi e il personaggio più dileggiato e ridicolo del film (probabilmente ben oltre i suoi demeriti), Alphonse Bertillon, massimo criminologo dell’Ottocento insieme a Lombroso e a Ottolenghi, inventa l’antropometria giudiziaria o ritratto parlato che è l’antesignana della moderna antropologia forense.
E, appunto, lobrosianamente, se hai il naso adunco e sangue ebreo nelle vene, è la Scienza a determinare oltre ogni ragionevole dubbio che non puoi che essere una persona reietta e spregevole, da fermare in tutti i modi, leciti o meno che siano.
Rimane il fatto che Polanski questi pregiudizi li conosce meglio di chiunque altro perché li ha drammaticamente vissuti sulla propria pelle.

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